Storie di numeri e di misteri che tutto sottendono

Storie di numeri e di misteri che tutto sottendono

A Castel del Monte la ‘Matematica e Bellezza’ curata dal prof. Antonino Zichichi
Fibonacci, il Numero Aureo e i legami con Federico II al centro della mostra di Andria

C’è ancora tempo per visitare la mostra “Matematica e Bellezza. Fibonacci e il Numero Aureo” ospitata nelle quattro sale del pian terreno del maniero di Castel del Monte diretto da Alfredo de Biase. Ad essere esposti sono capolavori di tutti i tempi, alcuni dei quali riprodotti in scala come la celebre “Scuola di Atene” dipinta da Raffaello per papa Giulio II nelle Stanze Vaticane a Roma, o il così detto “Uomo vitruviano” di Leonardo da Vinci, un disegno conservato nel Gabinetto dei Disegni e delle Stampe delle Gallerie dell’Accademia di Venezia, che riprende i canoni antropometrici enunciati da Vitruvio nel De architettura, oltre a opere di Giotto di Bondone, Botticelli, Giorgione e Michelangelo. Ad ispirare il tema dell’esposizione è la concordanza tra alcuni assunti della cosìddetta Sequenza o serie di Fibonacci costituita da una successione di numeri ciascuno dei quali è la somma dei due che lo precedono, con il rapporto aureo a cui tende il valore che si ricava frazionando il successivo e il precedente termine della serie, questa sezione aurea sottende al progetto “illuminato” del castello federiciano di Andria, citato una sola volta nei documenti dell’impero, nel 1240 solo dieci anni prima che Federico II morisse a Castelfiorentino in agro di Torremaggiore.
Le proporzioni armoniche della sequenza di Fibonacci sono messe in relazione quindi in mostra anche al numero aureo, quel numero “perfetto” che si ritrova nella dimensione naturale delle cose e che dispone in modo proporzionato gli elementi del Creato e dell’universo tutto. Ma De divina proportione è il titolo di un trattato redatto dal matematico rinascimentale Luca Pacioli, illustrato da sessanta disegni dallo stesso Leonardo e pubblicato nel 1509. In questo trattato Pacioli ricercò nella proporzione dei numeri, i principi ispiratori in architettura, arte e scienza, della Natura; questa “dimensione aurea” contiene in sé il germe dell’irrazionalità ma finisce per generare anche quello che si può considerare a tutti gli effetti un sentimento di ordine.
Il numero [“phi”] genera a sua volta una spirale logaritmica che si dipana all’interno del rettangolo aureo formato dall’accostamento di due rettangoli che si sdoppiano in proporzione algebrica, questa fu scoperta da Renato Cartesio nel 1638. Cinquanta anni dopo fu un altro famoso matematico, Jackob Bernoulli a scoprire molte altre sue proprietà, e a rimanerne talmente affascinato che ne volle una scolpita sulla sua pietra tombale, accompagnata dalla scritta latina “Eadem mutata resurgo” (Sebbene cambiata, rinasco identica). Questa curva si trova in natura in una conchiglia.
Le spirali del Nautilus sono costruite sulla struttura della spirale logaritmica e la crescita del mollusco e dell’ampiezza degli strati della conchiglia ne lascia inalterata la forma.
In particolare è l’opera di Bruno Ceccobelli che sembra possa contenere al suo interno l’idea della spirale che tutto avvolge e tutto genera; il pittore che vive e lavora a Todi sembra rielaborare in forme spirituali, alcune temtiche care alla pittura divisionista e simbolista.
La mostra, curata dal professor Antonino Zichichi, ospita - oltre a quella di Ceccobelli -, opere di artisti contemporanei quali Alberto Biasi, Gragorio Botta, Giorgio de Chirico, Piero Guccione, Giacomo Manzù, Piero Pizzi Cannella e Oliviero Rainaldi.
Inoltre nel percorso espositivo è presente anche una immagine del portale monumentale di Castel del Monte in breccia corallina del Gargano, che risulta inscritto nelle sue direttrici principali, in un pentagono che è scomponibile in triangoli che danno vita ad una figura al centro di un pentagono inverso. Il disegno, nella sua complessità, definisce quella che viene chiamata la Stella di Pitagora le cui diagonali rappresenterebbero gli stati della materia mentre al centro sembra si possa intraprendere due viaggi a partire da essa: uno verso l’infinitesimo e uno verso l’infinito. Un viaggio dunque fuori e dentro di sé.
Francesca Di Gioia

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n. 10 / Dicembre 2017

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