Ataf, nel 2017 fuori dalle secche

Ataf, nel 2017 fuori dalle secche

Un giorno sì e l’altro pure un autobus dell’Ataf si ferma, ma sa che dovrà continuare a correre. La sala rianimazione di via di Motta della Regina è sempre piena e i meccanici sono costretti a fare magie, con gli strumenti di diagnostica e i pezzi di ricambio che si ritrovano. Le recensioni del servizio sono implacabili: “circolari” sempre in ritardo, corse saltate, guasti frequenti. Gli studenti e gli anziani appiedati nei giorni di sciopero non dimenticano le disavventure e hanno ancora il dente avvelenato. I lavoratori, sull’orlo di una crisi di nervi, cercano di barcamenarsi come possono tra gli utenti inferociti e un’azienda che richiede sacrifici. Dopo aver sudato sette camice - letteralmente, perché nei mezzi d’estate si raggiungono temperature subsahariane - aspettano l’esito degli innumerevoli tavoli che, inesorabilmente, si trascinano fino alla fine dell’anno. L’Ataf cerca di raggranellare moneta sonante dalla sosta tariffata, da beni ceduti in locazione e dalla gestione del Terminal Intermodale. Con il presidente Raffaele Ferrantino, ricostruiamo il risiko e la tattica per tirare fuori l’azienda dalle secche della crisi.
Qual è lo stato di salute dell’Ataf, a quanto ammontano i debiti oggi?
I debiti sono quelli che abbiamo ereditato. Noi abbiamo chiuso il bilancio in attivo. Sono i debiti pregressi a toglierci la liquidità e sono pari a 11 milioni di euro. L’avevamo sempre prospettato che l’anno critico per l’Ataf sarebbe stato il 2016. Pagando tutti, e facendo fronte a una debitoria altissima, ci troviamo davanti a una carenza di liquidità che frena anche eventuali investimenti che potrebbero portare nuove prospettive e nuova linfa all’azienda. Abbiamo iniziato a creare un nuovo piano di ristrutturazione del debito. E siamo a buon punto. Stiamo colloquiando con i grandi creditori: la BNL, l’Agenzia delle Entrate, Equitalia e Inps. Nel mese prossimo il quadro dovrebbe essere più chiaro, così da attuare il piano e avere più liquidità nel 2017, perché si allungheranno i tempi di pagamento delle rate.  
Qual è ora il rapporto con i sindacati?
Si va avanti tra guerra e pace, come al solito. Hanno revocato lo sciopero del 21 ottobre, in modo da mettere nero su bianco le possibili azioni aziendali e quelle sindacali nel tavolo tecnico successivo.
Voi cosa mettete sul piatto, qual è la vostra proposta?
È sempre la stessa: noi non vogliamo togliere assolutamente nulla. Ora abbiamo congelato gli accordi di secondo livello. Sono sospesi e li manterremo, solo vogliamo fondarli sulla giornalizzazione: se il dipendente viene a lavorare ha diritto al premio di risultato, al premio di produzione, ma se non viene a lavorare non possiamo darlo a prescindere.
Non ci sarà nessun’altra decurtazione sugli stipendi?
Non abbiamo mai tolto niente dagli stipendi, quelle somme sono solo congelate. Quando il piano industriale porterà a ristrutturare gli accordi di secondo livello, a gennaio, tutto ciò che abbiamo sospeso e che per il momento abbiamo tolto verrà restituito. Abbiamo fatto ciò che la legge prevede. Mentre prima c’erano erogazioni a pioggia da parte dello Stato, da anni non ci sono più. E si vede a livello nazionale, non solo a Foggia, dalle condizioni in cui si trova il parco autobus e dalle officine in che stato sono. Mancando la linfa pubblica, il pubblico muore.
Veniamo proprio al parco autobus: i mezzi sono disastrati.
Sono disastrati. Ora il comune ci ha dato altri 300mila euro e stiamo procedendo all’acquisto di altri sette, otto mezzi e, con l’arrivo dei nuovi, i vecchi possono entrare in officina per essere riparati.
Più o meno, quanti ce ne sono in riparazione ogni giorno?
In officina la media ogni giorno è di 3 o 4 mezzi. Si fermano anche per un tubicino rotto, ma siccome non abbiamo il mezzo sostitutivo quello è costretto a camminare.
Non è un mistero che stiate cercando di fare cassa anche attraverso la sosta tariffata. Il balzello dei 25 euro per il pass residenti della prima auto ha generato malumori. In futuro non si tornerà indietro?
A giorni verranno fatte le nuove strisce blu che ormai sono allo stato ‘gassoso’. Questi venticinque euro, li chiamano balzello, li definiscono mettere le mani nelle tasche dei cittadini, ma sono semplicemente due euro al mese chiesti al residente. Servono a fare un censimento di tutte le vecchie tessere che sono state contraffatte, scannerizzate, e servono anche a ripristinare le strisce blu e toglierne altre che non servono.
In riferimento alla comunicazione della modalità di rinnovo dei permessi di sosta per residenti, coloro che sono in possesso di un contrassegno ancora valido e non scaduto devono rinnovarlo o no?
Nel manifesto naturalmente non si parla dei contrassegni non ancora scaduti ma dei titoli già scaduti, un titolo che è ancora in essere non va ripagato. È stato fatto perché c’è un nuovo simbolo anticontraffazione, perché vi assicuro che ce ne sono tantissimi in giro falsi. Gli abbonamenti annuali, trimestrali, mensili che ancora non scadono arriveranno alla loro naturale scadenza. A breve verrà affisso in città un manifesto in modo che si chiarisca ciò che era forse poco chiaro.
I parcheggi spesso diventano un fardello. Nell’ottica del ripiano del debito, cedere il Ginnetto è stato un affare?
A Unieuro abbiamo fittato esclusivamente la struttura del primo e del secondo piano, il parcheggio sottostante e soprastante la struttura sono sempre in uso ad Ataf. Anche quello verrà migliorato con le strisce blu e verranno disegnate senz’altro a spina di pesce, in modo da rendere più agevole l’uscita e l’entrata per gli utenti. Ci pagano diecimila euro al mese. Era una struttura fatiscente, abbandonata, che hanno dovuto rimodernare completamente. Hanno speso circa due milioni di euro per ristrutturarlo.
Quando, secondo lei, l’Ataf tornerà a respirare?
Nel 2017. Se va in porto il nuovo piano di ristrutturazione insieme alle nuove prospettive senz’altro vivrà tempi migliori ma non andrà nel Paradiso dell’Eden, per capirci. Con 11 milioni sul groppone sfido chiunque a dire che è tutto rose e fiori.

L’OPPOSITORE |  Il punto di Giuseppe Mainiero, consigliere comunale Fratelli d’Italia

“L’azienda era sull’orlo del baratro, Landella l’ha spinta”

A ogni passo falso di Ataf e Comune (la proprietà), sindacati e opposizioni sono pronti a tirare fuori gli scheletri nell’armadio, fino a chiedere sistematicamente le teste del management. Giuseppe Mainiero, consigliere comunale di Fratelli d’Italia, spina nel fianco della maggioranza, stronca su tutta la linea la gestione dell’azienda del trasporto pubblico locale. “L’Ataf è in uno stato di decozione finanziaria cronica, sancita non da Giuseppe Mainiero ma dal collegio dei revisori”. Gli espedienti per far cassa sono solo pannicelli caldi, ne è convinto: “Servono per tirare a campare e basta”.
Sulla sosta tariffata parte in quarta: il costo del pass per la prima auto per lui è inconcepibile. “Landella ha messo le mani nelle tasche dei foggiani, introducendo un diritto di segreteria pari a 25 euro per un permesso che ha un costo non superiore a due o tre euro. Ed è vero che è una tassa occulta perché prevede che questo permesso venga rinnovato ogni anno. Non si capisce la ragione: se non cambio auto, quindi numero di targa, non cambio residenza, se questo permesso è plastificato, perché ogni anno lo dovrei cambiare? Semplicemente perché devo dare 25 euro all’anno. L’Ataf in questi giorni sta distribuendo un volantino col quale invita tutti i cittadini a rinnovare, pagando il balzello. Se un cittadino è in possesso di un permesso che scade nel 2017 non deve assolutamente rinnovarlo, perché il rinnovo si fa alla scadenza”.
A onor del vero, nella prima versione della comunicazione delle modalità di rinnovo dei permessi di sosta per residenti, datata 11 ottobre, sul sito web si leggeva: “Si specifica che sono soggetti al rinnovo, in virtù delle previsioni della Delibera di Giunta Comunale n° 73 del 13/06/2016, anche coloro i quali sono in possesso di un permesso non ancora scaduto” (sul punto risponde il presidente Raffaele Ferrantino nell’intervista, ndr), tanto da ingenerare confusione.
Finisce in un parapiglia anche il caso dei pass disabili. “È inaudito circoscrivere il beneficio della gratuità solo a quei disabili che necessitano di dispositivi tesi a modificare la macchina. E mi spiego: un non vedente viene accompagnato in una macchina normalissima. Ci sono tanti handicap che non necessitano di una modifica, chi ha diritto al tesserino europeo spesso può avere diritto all’accompagnamento che viene riconosciuto da una commissione medica, non dal Comune di Foggia”. Giuseppe Mainiero ha promosso una mozione finalizzata a ripristinare la gratuità introducendo un controllo da parte dei vigili urbani per punire l’utilizzo di quei pass senza il disabile a bordo.
La sua ricerca delle responsabilità nella crisi di Ataf è circoscritta all’Amministrazione Landella. “L’errore è stato non avere un piano industriale teso a fare dei servizi che potessero determinare un incremento delle entrate. Si è sbagliato a fare dei permessi sindacali che aggravavano la condizione finanziaria. Oltre alle assunzioni dei parcheggiatori trasformati in pulitori nell’Ataf, Landella ha introdotto i buoni pasto anche per coloro i quali non fanno più di tre ore al giorno e non fanno il turno a cavallo del pranzo: 180 mila euro all’anno. L’accordo sindacale che ha fatto Landella alla vigilia delle elezioni regionali prevedeva l’aumento dei tempi accessori per gli autisti che passavano da 20 a 28 minuti. In un anno questi autisti che fanno otto minuti in più di pausa ne valgono tre. Ossia, 150mila euro. Ha limitato la capacità di funzionamento dell’azienda con un piano della viabilità cervellotico che sta distruggendo la circolazione, riducendo i chilometri permessi e quindi il corrispettivo a parte della Regione: meno 400mila euro. Quest’azienda era sull’orlo del baratro, Landella l’ha spinta giù”.

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n. 10 / Dicembre 2017

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