L’Europa Femm di Miss Barbara Matera

L’Europa Femm di Miss Barbara Matera

Non rinnega il passato e giammai le sue origini. Alle malelingue ha sempre risposto con il diploma di laurea. Qui a Foggia la ricordano negli studi televisivi delle reti locali dove ha mosso i primi passi nella sua vita precedente, quella di presentatrice, annunciatrice e attrice. Non resta che un ricordo per Barbara Matera, europarlamentare lucerina. Nel suo curriculum rimane traccia delle esperienze nei network nazionali, in Rai e sul grande schermo. Il grande salto lo fece da qui, una volta superate le selezioni regionali di Miss Italia. Per lei Miss Italia non continua oltre le Prefinali ma da lì incomincia una brillante carriera televisiva. La Miss che non fu mai finalista a Salsomaggiore oggi si batte a Strasburgo per i diritti delle donne dell’Unione Europea. Lo fa dal 2009, da quando è stata eletta al Parlamento Europeo ed è diventata vicepresidente della Commissione Femm per l’uguaglianza di genere. Per la provincia di Foggia e la sua regione ha sempre un occhio di riguardo, vigile sui temi caldi. E se è vero che l’età di una donna non si chiede e non si dice, è impossibile non constatare come abbia solo 34 anni e sia membro del Parlamento Europeo da sette.

In questo momento su cosa si sta concentrando la sua attività parlamentare, in particolar modo rispetto ai temi che interessano anche la Puglia e la Capitanata?
Due dei temi più sensibili per me e per la regione da cui provengo, sono la questione del batterio Xylella e le nuove esenzioni doganali per l’olio tunisino.  Per quanto riguarda la prima questione, dobbiamo cercare una soluzione che dia ai nostri produttori delle misure compensative a fronte dell’abbattimento delle piante malate e di quelle vicine. Il governo Renzi, insieme alla Commissione europea dovrebbero fare di più per cercare di dare ristoro ai produttori di una regione, la Puglia, che si trova già in difficoltà. Da ultimo, non possono non notare come la recente sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione europea abbia legittimato il taglio di migliaia di ulivi aggravando ulteriormente la situazione.  Il secondo tema molto importante per la mia regione è la recente approvazione dell’aumento della quota di esportazioni senza dazio dell’olio tunisino. Lo scorso marzo, insieme agli altri colleghi della delegazione di Forza Italia, ho votato convintamente contro la proposta della Commissione europea perché ritengo che questo provvedimento, voluto per aiutare un Paese in difficoltà, avrà conseguenze devastanti sul mercato olivicolo italiano ed in particolare su quello pugliese, già fortemente compromesso, come detto prima, dalla diffusione del batterio Xylella.  Non riesco a comprendere, ancora, cosa abbia fatto il nostro Governo per tutelare non solo la Puglia, ma anche le altre regioni produttrici di olio di oliva.  Da parte mia assicuro che continuerò a seguire le due questioni molto attentamente, denunciando ulteriori provvedimenti dannosi per la nostra economia.

Lei ha preso un impegno importante con la Capitanata, nella cabina di regia per il Gino Lisa. Dopo l’ultima teleconferenza di gennaio tra Bari e Bruxelles sembra non ci siano stati ulteriori sviluppi. Lei che se ne sta interessando, sa cosa stia succedendo e se si stia muovendo qualcosa? Quanto tempo ha Foggia (in questo caso la Regione) per “non perdere l’aereo”?
Ho seguito la vicenda del Gino Lisa da vicino fin dalla prima legislatura, è una questione annosa e che ha creato molta frustrazione nella cittadinanza. Insieme al Comitato “Vola Gino Lisa” abbiamo inviato alla Commissione europea numerose interrogazioni parlamentari per avere degli aggiornamenti sulla procedura di infrazione che era stata avviata per il finanziamento pubblico per allungare la pista. Abbiamo capito che la Regione Puglia aveva inviato documentazioni incomplete che hanno trascinato la vicenda per tre anni. Essendo l’ente Regione azionista di maggioranza della società Aeroporti di Puglia ci aspettiamo che siano loro a dare nuovo impulso alla questione.  Tutti riconoscono nel Gino Lisa un’infrastruttura chiave per la crescita economica e lo sviluppo regionale e auspico che presto vedremo la situazione migliorare e che ci sia finalmente un piano industriale che definisca obiettivi e investimenti per lo scalo dauno, a medio e lungo termine.

Lei è vicepresidente della Commissione Femm. In che modo si sta occupando dei diritti delle donne, e cosa manca secondo lei all’Italia, in particolare al Sud in tema di uguaglianza di genere?
Il Parlamento europeo rappresenta i cittadini di 28 stati membri che hanno storie comuni ma culture profondamente diverse. Riguardo l’uguaglianza di genere molto va ancora fatto a livello di Unione. I dati del Istituto dell’Uguaglianza di Genere di Vilnius ci danno una mano ad avere un quadro d’insieme: nell’Unione europea le donne in media guadagnano circa il 16% in meno degli uomini, il tasso complessivo di occupazione femminile è del 63% circa, contro il 75% circa degli uomini in età compresa tra 20 e 64 anni, l’83% delle donne ha un diploma di istruzione secondaria superiore nell’UE, contro il 77,6% degli uomini, e le donne rappresentano il 60% dei laureati. Guardando queste cifre capiamo che le donne studiano e si impegnano di più nei loro percorsi formativi ma vengono ancora pagate meno. Abbiamo calcolato che su base annuale, avendo le donne un salario del 16% inferiore a quello degli uomini, è come se lavorassero gratis per due mesi. Una situazione che l’Europa democratica e civile non può tollerare. Se guardiamo la situazione al sud Italia il quadro è ancora più desolante. La donna è ancora troppo legata a degli schemi culturali arcaici specialmente nelle zone rurali o montane. Io credo che quello che vada fatto di più è istruire le donne all’imprenditorialità. Credo che scegliere una carriera, supportata da politiche sociali per figli e anziani (che quasi sempre sono a carico delle donne), possa dare alle donne del Sud quell’indipendenza e quella libertà di crearsi un avvenire contando sulle proprie forze ed eliminando il circolo vizioso della dipendenza dal maschio.

Prima della sua elezione ha percorso una brillante carriera sulle reti nazionali (prima ancora locali qui a Foggia). Cosa le rimane di quella esperienza e quanto poi è stato difficile, se lo è stato, affermarsi nel mondo della politica, soprattutto in quanto donna?
Della mia carriera televisiva resta l’esperienza che mi ha permesso di affrontare qualsiasi tipo di situazione imprevista senza incertezze. Dietro lo schermo bisogna imparare a sentirsi sicuri di sé e capaci di farsi valere in qualsiasi contesto. L’approccio alla politica è stato un naturale sbocco per una delle mie passioni, che coltivo da oltre 15 anni. Infatti, dal 2001 ho cominciato ad aderire alle attività di Forza Italia e svolgere le attività di qualsiasi militante. I temi politici, nazionali ed esteri, hanno sempre attirato la mia attenzione, sin dai primi anni dell’università, che ho frequentato a Roma. Ho però sempre considerato la politica come un’attività seria, che richiede professionalità e preparazione. Ecco perché, prima che mi venisse offerta la candidatura alle elezioni europee, ho rifiutato la candidatura al Parlamento nazionale. Sentivo di aver bisogno di tempo per studiare e prepararmi.
L’impegno profuso nel mio lavoro, dal 2009 – anno della mia prima elezione – ad oggi, testimonia il mio senso di responsabilità verso i miei elettori, ed è pubblicamente riscontrabile sul sito del Parlamento europeo. Non solo ho raggiunto un’alta percentuale di presenze, ma soprattutto, il mio lavoro viene stimato dai miei colleghi, europei e nazionali. Sono portavoce delle istanze delle regioni del Sud Italia e ascolto le richieste dei miei connazionali ogni volta che il mio lavoro mi permette di tornare in Italia, nel mio ufficio sito nella mia città, Lucera.

Un ultimo passaggio relativo al suo partito, Forza Italia: cosa vede nel futuro? È forse un partito che rischia di ritrovarsi al capolinea?
Forza Italia è un partito che ha fatto la storia del nostro paese. É la storia di un progetto di un uomo, Silvio Berlusconi, costellata di vittorie e grandi risultati. Il futuro dovrà passare prima da un periodo di transizione e cercare di ripetere quello che solo Berlusconi è riuscito a fare, ossia riunire tutte quelle forze moderate di centrodestra in un’unica famiglia politica. Io non credo che questo voglia dire mettere da parte Berlusconi. Io credo che lui abbia ancora tanto da offrire ai milioni di italiani che gli hanno affidato la loro fiducia in numerose occasioni. Forza Italia non è al capolinea, ha solo bisogno di ritrovare una sua dimensione, rinnovandosi e dando nuove risposte alle esigenze di un elettorato che è stanco di tasse, sprechi e malfunzionamento della cosa pubblica.­

Mariangela Mariani



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n. 10 / Dicembre 2017

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