Un mare di donne

Un mare di donne

Non batte il quorum, ma quello dello donne sì. Ci hanno messo l’anima, pure se è andata com’è andata al referendum popolare abrogativo della norma sulla durata delle trivellazioni marine entro 12 miglia dalla costa, fino all’esaurimento del giacimento. A Foggia la piazza del concertone finale lasciava presagire il peggio: 500 persone appena, con un frequente ricambio, certo, ma pur sempre una partecipazione sgonfia. E nei seggi il ritornello della rassegnazione: tanto non ce la facciamo. Ma loro, stoiche, trascinavo amici, parenti e conoscenti, in una campagna referendaria giocata quasi tutta sui social, come fossero il Vangelo. Quella piazza virtuale in cui ogni generazione sta chiusa in un circoletto e intercettare anche solo i diciottenni è un’impresa da social media manager. Fino all’ultimo tweet, lì dove rispettare la regola del silenzio elettorale è materialmente impossibile, fosse pure perché ti ricompaiono, scorrendo la bacheca, vecchi post, il movimento trasversale delle donne dalla parte del mare ha combattuto una battaglia che sapeva senza quartiere.

LE PIAZZE
Colleghe di segno opposto ci hanno messo la faccia, e hanno condiviso la piazza e i tavoli di lavoro. Anche gli uomini, per una buona volta e una buona causa, hanno dismesso i colori politici e ammainato le bandiere di partito. Testimonial, sul palco del 15 aprile, la foggiana Vladimir Luxuria. Gli hashtag SiAmo il mare e Tutti in piazza, per quanto fossero seducenti, non hanno attratto le masse che postano in continuazione foto dalla spiaggia. La provincia di Foggia corsara nella campagna No Triv non se lo meritava. Il 7 maggio del 2011 c’era mezza Capitanata al porto di Termoli con Lucio Dalla che veniva dal mare - e chi se lo scorda - e il 17 aprile di cinque anni dopo si sarebbe rivoltato nella tomba.

LE PERCENTUALI Le donne, sfinite, hanno ammesso la sconfitta. Conta chi vince e chi perde, e poi al massimo si può escogitare una controffensiva o la vendetta, dopo un’analisi che non può prescindere dal dato politico. L’Italia si è fermata al 32,16%, 15.026.940. Il sì ha vinto con l’86,44% una partita annullata. La Puglia, col 41,66% (1.290.778 sì contro 66.686 no) è risultata la seconda per affluenza dopo la Basilicata col 50,17% (parliamo di 235mila votanti), l’unica regione - quella del Petroliogate - a raggiungere il quorum. La provincia di Foggia con il 36,08% è stata il fanalino di coda delle pugliesi. Le Tremiti, dirette interessate, hanno raggiunto il 56,51% (sono 384 gli aventi diritto sull’arcipelago, in sette hanno votato no, gli altri sì), e oltre alla città capoluogo hanno sfondato il quaranta percento Manfredonia, Rodi, San Giovanni Rotondo, Serracapriola, Troia e Vieste.

I SENTIMENTI

I commenti a caldo (raccolti a poche ore dalla disfatta) delle condottiere No Triv sono intrisi di amarezza e veleno. Patrizia Lusi (PD), fedelissima di Emiliano, non le manda a dire nemmeno ai livelli locali del suo partito: “Che il quorum fosse difficile da raggiungere, si sapeva. Anche in referendum aventi ad oggetto temi più sentiti, non fu raggiunto. La disinformazione e la natura tecnica del quesito hanno contribuito. Abbiamo perso, ma un segnale al Governo è stato mandato: più di 15 milioni di italiani vogliono avere un ruolo nelle decisioni strategiche in materia di energia ed ambiente. Il dato della Puglia è importante, la mia provincia mi ha un po’ deluso. Siamo gli ultimi e bisognerà capire perché non abbiamo avuto la risposta che ci aspettavamo. Il PD era spaccato, alcuni dirigenti si sono espressi per il no, altri per l’astensione voluta dal PD nazionale, altri non pervenuti. La segreteria cittadina, ad esempio, non si è espressa o forse sono stata distratta io e non ho sentito la dichiarazione del segretario cittadino”. “Forse troppo impegnato su altri temi “caldi” della città di Foggia? Resta il fatto che Michele Emiliano, quasi in perfetta solitudine, ha portato alle urne 15 milioni di italiani che si sono espressi con un sì. Il Governo non potrà non tenerne conto”.

Accurata l’analisi di Micaela Di Donna di Forza Italia che ha lavorato all’organizzazione degli appuntamenti della campagna referendaria fianco a fianco con l’avversaria: “Sicuramente sono dispiaciuta, su più fronti: da una parte perché era una battaglia per il territorio, per l’oggi e per il futuro dei nostri figli; dal punto di vista politico il dato è netto, perché intravedo seriamente la difficoltà dei cittadini a voler andare a votare, anche su tematiche importanti come l’ambiente. Quando purtroppo, poi, a maggior ragione come è successo in questo caso, si è messa di mezzo la politica, perché a un certo punto non sembrava più un referendum sull’ambiente ma una questione interna al Pd, la gente ha cominciato ad allontanarsi sempre più”. Il passaggio si riferisce alla lettura di una prova muscolare tra il Governatore Emiliano e il Premier Renzi. La piazza è stata indicativa più che un presagio: “La gente è stanca e il problema è che la stanchezza porta a gettare le armi. Si parte dall’incontro in piazza per una manifestazione e si arriva fino al voto nelle cabine elettorali, l’unica arma che noi cittadini abbiamo. Più perdiamo democrazia, più c’è lassismo e meno ci sarà la partecipazione al voto e a tutte queste attività collaterali. Quella piazza semivuota ha fatto immaginare come sarebbero andate le elezioni, anche se del dato di Foggia città non ci possiamo lamentare”. “Fondamentalmente io vedo grande disaffezione alla politica, qualsiasi attività implichi, che si tratti di votare la persona piuttosto che spendersi per un progetto, un’idea o per un cambiamento di passo vero e radicale dell’Italia”.

Più di pancia lo sfogo di una No Triv infaticabile, Mariolina Santovito, anima del coordinamento: “Siamo sì tristi per il quorum mancato ma felicissimi allo stesso tempo. Eravamo quattro amici che iniziarono a battersi contro le trivelle alle Tremiti, oggi abbiamo creato un esercito di volontari che con dedizione, passione, creatività e intelligenza ha saputo portare 15 milioni di italiani a votare. Non dimenticate mai che i No Triv nascono qui con noi, con la sottoscritta, Raffaele Vigilante e con Lucio Dalla socio eterno ed onorario del nostro impegno. Sì, noi abbiamo vinto: chi ha perso ancora una volta è la politica, subdola e furba che ne è uscita sconfitta. Non immaginate neppure cosa significhi aver affrontato una campagna referendaria senza mezzi e in pochissimi giorni, tutti hanno collaborato. Gli amici di qualunque estrazione politica che hanno creduto nel nostro impegno hanno messo mano alle loro tasche formando comitati No Triv un po’ ovunque, hanno riacceso gli animi di chi non si accostava più al seggio elettorale e che bello vedere i giovani che si dannano per una causa. Devo esprimere un grazie di cuore a tutti, insieme andremo avanti perché questo, lo abbiamo sempre detto, è solo l’inizio. Non sarà un quorum non raggiunto ad arrestare il nostro impegno”.

La consigliera regionale dei Cinquestelle Rosa Barone ha girato come una trottola per la provincia di Foggia, incurante che fossero uno, cento o mille gli interlocutori dei suoi comizi itineranti per il Sì, col coraggio da vendere dei grillini. “Sapevamo quanto la battaglia fosse in salita: vincere contro l’astensionismo non è facile. Però in Puglia è andata bene e l’esempio della Basilicata fa comprendere che quanto più è vicino il problema tanto più la popolazione vuole partecipare, sebbene a sentire Renzi quella regione dovrebbe campare con le trivellazioni. Siamo un po’ dispiaciuti perché ci abbiamo messo anima e corpo, ma siamo pronti alla prossima battaglia perché quella di ottobre (il referendum sulle riforme costituzionali, ndr) sarà la vera guerra da combattere”. Metabolizzata la rabbia, gli attivisti non si arrendono: “La battaglia non è persa, anche perché leggevo che c’è la possibilità che l’Italia incorra in una procedura di infrazione europea, in quanto non c’è la libera concorrenza. È chiaro che quando arriveremo noi al governo toglieremo davanti questi favori alle lobby. Ma oggi siamo sotto lo schiaffo di un Governo che vince e ringrazia per l’astensione chiesta da un Premier che non è stato votato. È il paradosso. Noi ci abbiamo creduto, e io sono molto fiera di aver fatto questa battaglia e di come l’ho condotta, senza risparmiarmi. E mi troveranno ancora più combattiva”.

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n. 10 / Dicembre 2017

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