La metamorfosi dell’uomo, animale “social”

La metamorfosi dell’uomo, animale “social”

Dal palco del Giordano, attore Alessandro Preziosi “striglia” i cellulomani foggiani
Life Style, quando il concetto del multitasking sfugge di mano
Educazione e (buon senso) dovrebbero regolare il traffico-dati

Ci illudiamo che siano ignorati; in realtà, nella quasi totalità dei casi, vengono a mala pena tollerati. Per quieto vivere. Accade però che l’uso/abuso del cellulare nei luoghi pubblici possa far letteralmente saltare i nervi. E non si tratta di scarsa pazienza, ma di carenza di buon senso, educazione e “misura” del cellulomane di turno. In casi come questi, una bella strigliata non può che fare bene. Proprio come è accaduto recentemente a Foggia, dove dal palco del Teatro Giordano, una parte del pubblico (pagante) è stato elegantemente rimproverato dall’attore Alessandro Preziosi, nelle vesti del “Don Giovanni” di Moliére. L’attore, al termine dello spettacolo (e certamente al culmine della pazienza) ha sollevato una critica all’uso smodato degli smartphone in sala da parte degli spettatori. Durante la messa in scena, infatti, gli attori erano stati a lungo infastiditi da vere e proprie scariche di flash e dalle luci degli schermi piatti, sempre più grandi e con sempre più “pollici”, che si accendevano e spegnevano in continuazione. E poi, quella sensazione di non avere un pubblico attento alla pièce, ma solo intento a scattare foto e video, non deve essere il massimo. Sì, perché ormai non c’è momento della nostra giornata che non meriti di essere immortalata e mostrata ad una platea di “amici” più o meno vera e più o meno interessata a tutto ciò che ci succede minutamente. Come se a valere davvero sia il parallelo della nostra vita social, rispetto a quella reale, concreta. E succede sempre più frequentemente: quanti di noi, andando alla recita natalizia del proprio figlio o nipote, si sono dovuti districare nella “foresta” di aggeggi atti ad immortalare l’evento, senza che poi nessuno dei presenti abbia potuto/saputo seguire realmente lo spettacolo? E in casi come questo vige la regola: più tecnologicamente avanzato è il mio strumento, più posso essere arrogante. E guastare l’esperienza agli altri. Ancora più spesso, più succedere, magari al ristorante, di avere una interessante conversazione con il proprio commensale che, zitto annuisce. Ma solo perché nel frattempo sta controllando le previsioni del tempo per il giorno dopo, rispondendo a tre sms, cliccando quattro like e commentando altri post, illudendosi in cuor suo di riuscire a trascorrere una bella serata, solo perché sta scattando selfie di ogni piatto sorridendo, facendo buffe smorfie e abbracciando tutti i presenti, con cui non è riuscito a scambiare null’altro che un saluto. Tutto ciò è diventato normalità per la maggior parte delle persone, forse è anche un modo per ostentare un certo stile di vita; ma il rischio di esagerare e di scadere nella maleducazione è grande ed è da un lato quello di essere sempre in un ”altrove” indefinito mentalmente, di non-vivere concretamente ciò che ci passa attraverso (e difficilmente tornerà); d’altro canto, c’è il rischio di risultare anche molesti nei confronti di chi ci è affianco, il quale subisce tutta una serie di gesti che disturbano. Si va dalla suoneria del cellulare puntualmente non disattivata prima di entrare ad esempio in chiesa (alcuni parroci si sono attrezzati con cartelli del tipo “Il Signore chiama in tanti modi, ma di certo non al cellulare. Spegnilo!”), al trillino del messaggio con tanto di segnalazione luminosa, che irrompe nel buio della sala cinematografica; oppure nella sala d’attesa di uno studio medico, dove c’è sempre la signora che trascorre tutto il tempo tediando gli altri sventurati in fila, raccontando minuziosamente al suo interlocutore telefonico un aneddoto relativo alla nascita di suo figlio o su come è riuscita a risolvere i suoi problemi gastrointestinali. Perché non possiamo dedicarci a fare una cosa alla volta? Sarebbe bello stare (essere) di nuovo con gli altri. Come? Staccando i telefoni e parlando, dedicando loro tempo ed attenzione. Oppure ascoltare della buona musica, apprezzarla pienamente con tutti i sensi e le emozioni, per il solo gusto di vivere un momento piacevole per noi stessi, così come assistere ad uno spettacolo teatrale ed immergersi nella storia raccontata dagli attori, che a loro volta riceveranno un “ritorno” di emozioni dal pubblico. E’ diventato troppo difficile, semplicemente, vivere?

Erika Frisaldi

Lascia un commento

n. 10 / Dicembre 2017

Scarica la tua copia in pdf