Insegnanti assenti, mamme in trincea

Insegnanti assenti, mamme in trincea

Lo strano caso di Faeto, tra pluriclassi e sette “supplenti di supplenti“ in 4 mesi
Le donne faetane scrivono al provveditore: “Così si nega il diritto allo studio”

Da ben quattro mesi ormai, i pochi bambini della scuola elementare di Faeto, facente parte dell’istituto comprensivo statale “A. Salandra” di Troia, si svegliano tutte le mattine all’alba per andare a scuola, ma senza avere la possibilità di essere seguiti da un insegnante, come invece spetterebbe loro. Le mamme, però, proprio non ce la fanno a sopportare ancora questa situazione e così hanno messo su un comitato per far sentire la propria voce: è di questi giorni, infatti, la protesta delle mamme scese in campo per ribadire i propri diritti sulla questione degli insegnanti assenteisti nella scuola del piccolo borgo dell’entroterra dauno. La situazione è la seguente: da molto tempo ben quattro classi sono prive degli insegnanti di matematica ed italiano, assenti per congedi parentali, e si è stati, quindi, costretti a creare due pluriclassi per riunire tutti i bambini: una costituita dalle classi II e III, guidata dalla presenza vigile della sola insegnante di italiano, e l’altra composta dalla IV e V primaria, seguita dall’insegnante di matematica. Si salva solo la classe I, in cui sono presenti entrambi gli insegnanti. “Fino ad ottobre c’era un’insegnanteracconta Giovanna La Nave, mamma di uno degli alunni della scuola di Faeto – ma, per congedi parentali, è andata via; al suo posto è stata nominata una supplente, che ha prestato servizio per un solo giorno, ed in seguito la “supplente della supplente”.

Nella pluriclasse costituita dalla II e III elementare la situazione è ancora più grave: dall’inizio dell’anno scolastico si sono avvicendate, infatti, ben sette supplenti. Un giorno si sono assentate tutte le insegnanti e la maestra della classe I si è vista costretta a seguire le cinque classi per otto ore da sola. Alessandra Iannelli, nella duplice veste di madre e leader delle mamme faetane, ha così redatto una lettera per richiamare l’attenzione del provveditore, ribadendo quanto sia assurdo che a Faeto ci siano solo insegnanti fantasmi. “Mio figlioafferma Iannelli da quando ha cominciato la scuola ha cambiato sette insegnanti, è una vergogna. Ai nostri figli è stato negato il diritto allo studio!” Risulta facile comprendere come in tutto ciò, a pagarne le conseguenze siano i bambini, che sono costretti a spostarsi di aula in aula con i loro banchetti per non rimanere senza guida in classe, perdendo tempo e concentrazione e lamentando lacune che difficilmente colmeranno, crescendo senza quella “formazione culturale e professionale” che tanto si decanta nello Statuto delle studentesse e degli studenti.

Come se non bastasse, l’assenteismo minaccia anche l’insegnamento della lingua francoprovenzale nella suddetta scuola. Per la maggior parte di noi, parlare in madrelingua significa far riferimento alla lingua italiana, ma per le due minoranze linguistiche di Faeto e Celle di San Vito la lingua madre, la vera lingua materna, è quella francoprovenzale. Ancora fresca di stesura è la lettera di protesta contro l’abolizione del francoprovenzale a scuola, indirizzata alla dirigente Maria Michela Ciampi, in cui esperti e non, insegnanti, genitori e cittadini chiedono alla preside di trovare una soluzione che consenta di rimediare a questa grave situazione. Per un popolo ancorato alle proprie radici, veder negato l’insegnamento della propria lingua, vuol dire mettere a rischio la sopravvivenza di un patrimonio culturale e la permanenza stessa della scuola a Faeto; ma, soprattutto, significa privare le giovani generazioni di un elemento fondamentale e caratterizzante della loro identità. Pronta la risposta della dirigente Ciampi che, con atti alla mano, afferma come tutte le assenze degli insegnanti siano state regolarmente giustificate e che anche la questione dell’insegnamento del Francoprovenzale è stata volutamente strumentalizzata, in quanto “il sindaco ed i genitori di Faetosostiene la professoressa Ciampi ignorano che la scuola non dispone di fondi specifici per questo insegnamento.”


Leonarda Girardi

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n. 10 / Dicembre 2017

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