A spasso nella storia

A spasso nella storia

Ecco il nuovo Museo Civico di Foggia. Cuffiette, tablet e play: si parte

“IMuse” e i risultati di un imponente lavoro di riqualificazione del sito Così, in un percorso interattivo è racchiusa tutta la storia della Daunia

Cuffiette, tablet e play. Comincia il viaggio.
Piano terra: lapidario. Si entra nella stanza ricostruita a mo’ di tomba e ci si ritrova esattamente lì: nell’antica città di Arpi. Catapultati in un’epoca che non si conosce, ma si vive in quel preciso istante. Sulla destra, da una piccola finestrella c’è il ‘sepolcro dei cavalieri’, chiamato così per la raffigurazione di uomini a cavallo. A fare da guardia all’immensa struttura costruita in un fossato c’era il frontone di Medusa, la protettrice della tomba. Guai ad avvicinarsi: pietrificava con un solo sguardo. La guida sul tablet racconta cosa si sta osservando: la storia, l’epoca e le tradizioni. Ad accompagnarci in formato virtuale durante il nostro giro al Museo Civico di Foggia è Gloria Fazia, la direttrice. Ci imbattiamo nella moneta Augustale d’oro fatta coniare da Federico II di Svevia nel 1231. Isolati e immersi nella storia ad allietare le spiegazioni virtuali c’è una musichetta di sottofondo. Si cammina lungo il percorso segnato a terra con delle lettere, fino a quando non compare lo stesso Federico II. Una sua proiezione si attiva davanti a noi, narra dell’amore per Foggia e per la provincia dauna. La storia della nostra città prosegue con i video dei bombardamenti del ’43, quando durante la II Guerra Mondiale, morirono più di 20.000 persone. Lasciamo il lapidario, saliamo le scale e al primo piano c’è la sezione etnografica. Si apre un mondo a parte. Entriamo nella Foggia che era. Ammiriamo la susta: la collana in oro che la donna sposata riceveva in dono dal neo marito. Vi era raffigurata l’immagine della Vergine o di un fiore. Venivano donati anche orecchini e spille in oro. Qualche passo più in là e si entra nel ‘900. In una stanza tipica di quel periodo: con il letto matrimoniale, il camino dove veniva cotto il pane, le pentole e altri oggetti utili alla donna. Infine, il telaio dove si trascorrevano ore a tessere. Forza, pazienza e costanza erano le qualità delle signore di quei tempi. Instancabili e dedite alla famiglia, al lavoro e ai tanti sacrifici. Alle pareti, i quadri con Madonne e Santi. La quotidianità si intrecciava alla spiritualità e alla fede. Sono esposti i vestiti tipici del ‘900 e un dipinto raffigurante Luisa Panniello, la 16enne eletta ‘Regina del grano’ nel 1910. Si fece una gran festa per la sua incoronazione e tutti i cittadini scesero in strada ad acclamare la giovane. Si va al terzo ed ultimo piano: la sezione archeologia e la pinacoteca. Si ammirano i ritrovamenti degli scavi: vasi, utensili, oggetti e quant’altro, ma ad attirare l’attenzione sono i dipinti di Francesco Saverio Altamura, esposti in tutta la loro bellezza. Chi è Altamura? Ce lo spiega lui stesso da una sorta di quadro vivente che si anima e si racconta. Il pittore foggiano ha ritratto la Patria, l’idea e la donna. Ha rappresentato la vita dei semplici: dal bacio puro e casto di due ragazzi, dato quasi di nascosto, alla donna dedita alle faccende campestri. Ci sono opere di Nicola Parisi, con il suo ritratto gigante di Garibaldi. E poi c’è una sala, chiusa da tende. Si entra e comincia un filmato che riproduce una casa della vecchia Arpi. La famiglia che vi abita, in formato virtuale, ne racconta la storia. Ci sono i ritrovamenti dei mosaici dei pavimenti, gli oggetti usati all’epoca e alcune decorazioni da parete rinvenute durante gli scavi. Il tour è terminato. Si esce dal Museo Civico di Foggia stupiti, a bocca aperta. Il progetto “IMuse”, che strizza l’occhi all’interattivo (e all’interazione con i visitatori) è un allestimento all’avanguardia, come pochi in Italia e, soprattutto, poco conosciuta dai cittadini. Da quando il museo è stato riaperto, il 18 dicembre scorso, c’è stato un lieve incremento delle visite, ma non basta. Il biglietto costa solo 5 euro: minori e over 65 non pagano. 

Carmen La Gatta

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n. 10 / Dicembre 2017

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