Salva Enti, per debellare l’abusivismo

Salva Enti, per debellare l’abusivismo

Il Comune taglia i fitti, restano casi isolati e qualche alloggio in provincia ad esaurimento
Dopo gli sfratti, al vaglio le posizioni degli occupanti degli immobili

Abusivi alla porta, si salva solo chi è più povero di tutti. Nel marasma degli sfratti, il Comune di Foggia, che non può permettersi più fitti passivi, locazioni varie e utenze per conto terzi, analizza le posizioni di tutte le famiglie sgomberate e riduce all’osso la lista degli aventi diritto. Si mette alla disperata ricerca di un alloggio temporaneo solo per gli assegnatari e i casi di accertata necessità, quelli più gravi, anche se occupavano illegalmente l’abitazione che hanno dovuto abbandonare. Gli altri li lascia per strada. Il rigoroso regime del Salva Città, che ingessa i Comuni e, a fronte dell’elargizione di un prestito, li obbliga a ridurre drasticamente la spesa, si rivela un espediente per ristabilire la legalità. C’è un vero e proprio pool che si occupa dell’emergenza abitativa al tempo degli sfratti: i dirigenti comunali Francesco Paolo Affatato e Carlo Dicesare, l’assessore ai Lavori Pubblici Antonio Bove e il consigliere comunale delegato alla Casa Saverio Cassitti, impegnati a cercare soluzioni a costo zero per gli sfrattati, l’assessore alle Politiche Sociali Erminia Roberto che assorbe i malumori e il disagio, e di mezzo ci è finita anche Claudia Lioia, assessore alla Pubblica Istruzione, quando due scuole del rione Candelaro erano state individuate come sistemazione provvisoria. Ad esaminare tutti i contratti, le certificazioni e i dati patrimoniali delle famiglie è l’assessore Sergio Cangelli, insieme ai suoi uffici.

State vagliando le posizioni di tutti i nuclei sfrattati o che occupano immobili comunali. Quali sono oggi i numeri?
Il censimento sta avvenendo sull’immobile di Borgo Mezzanone. È in corso. C’erano 93 assegnatari che hanno sottoscritto un contratto di locazione con il Comune nel 1998 e adesso dobbiamo vedere quanti sono gli occupanti, quali degli originari assegnatari sono rimasti in quell’immobile e verificare quindi chi ha diritto all’alloggio. All’esito di questa verifica si stabilirà chi deve rimanere e chi no. Sempre su Borgo Mezzanone, siccome c’è una debitoria pregressa enorme, c’è stata una proposta con la ditta e quindi con l’istituto di credito che è subentrato nei suoi diritti di acquisire questo immobile dopo il fallimento, però sono in corso una serie di verifiche, innanzitutto di fattibilità giuridica e anche rispetto agli importi. È evidente che chi non ha diritto dovrà andarsene.

Gli altri sfratti hanno comportato la stessa operazione?
Proprio così. Ad esempio sulle 42 famiglie del Salice Nuovo solo cinque erano assegnatari effettivi però quindici famiglie in tutto sono state ritenute meritevoli di assistenza da parte del Comune. Per quanto riguarda, invece, via San Severo, negli alloggi sgomberati, su quattro famiglie nessuna è risultata assegnataria però una è stata ritenuta bisognosa di tutela e assistenza.

Ci sono altre situazioni di abusivismo già accertate?
Stiamo monitorando tutti i casi, però non sono così concentrati. Sono questioni per così dire singole.
Le famiglie accampate per giorni nelle tende sotto Palazzo di Città affermano di poter dimostrare che per loro sussistono le stesse condizioni di bisogno degli sfrattati assistiti dal Comune e non capiscono perché sono state escluse.
Le situazioni sono state esaminate sulla base dell’Isee e sulla base delle relazioni dei servizi sociali.

Non c’è discrezionalità nelle decisioni, insomma.
Assolutamente no. Ci siamo basati sulle dichiarazioni di redditi e delle situazioni patrimoniali dichiarate da loro stessi. Sulla base di quello che loro hanno dichiarato sono state prese le decisioni.

Indipendentemente poi da quelle che sono le altre graduatorie per le case popolari.
Esatto, per le quali attendiamo spiragli da parte della Regione.

In questo momento, quali altri fitti il Comune paga e deve tagliare?
Quello di Borgo Mezzanone è il più gravoso. Ci sono altre situazioni sparse, per esempio a Carapelle, Orta Nova, alcune su Foggia, però stanno andando per fortuna ad esaurimento.

Per i container e le baracche prima o poi si arriverà alla stessa risoluzione?
Per i container non ci sono locazioni. Loro occupano questi container e non c’è una spesa per il Comune addirittura non c’è neanche il costo delle utenze. È ovvio che nel momento in cui dovessimo avere degli immobili dall’Arca Capitanata o lo sblocco di programmi per i quali abbiamo diritto a immobili, coloro che sono in graduatoria verrebbero trasferiti lì.

Comunque non si tollereranno più situazioni di abusivismo?
Assolutamente no. A spese del Comune poi non più. L’occupazione di immobili privati è una vicenda privatistica che non inficia le casse del Comune e saranno i titolari privati a doversene occupare. Sembra una banalità, ma se noi sgomberiamo un immobile dove pagavamo l’affitto e dopo una settimana vanno di nuovo a occupare ovviamente non è più una vicenda che riguarda il Comune ma il proprietario dell’immobile.

Forse è il più grande escamotage della storia della città per debellare l’abusivismo quello del Comune che non può permettersi più di pagare.
È un escamotage fino a un certo punto, perché è un vincolo giuridico derivante da una legge finanziaria del Decreto Salva Enti. È l’occasione, certo, per porre fine ad un abuso non più tollerabile. 

Mariangela Mariani

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n. 10 / Dicembre 2017

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