Fieramente agricoli

Fieramente agricoli

Foggia ombelico del mondo agricolo. Il ritorno alla terra di Leonardo Di Gioia

Nel 2013 il suo ingresso in giunta fece storcere il naso ai puritani. Sacrilegio. Se non fosse che le geografie politiche, nazionali mica solo locali, si stavano ineluttabilmente sconvolgendo. Leonardo Di Gioia, che di norma non si scompone più di tanto, si limitò a dimostrare le sue capacità e tanto bastò per mettere a tacere il chiacchiericcio. All’epoca era assessore regionale al Bilancio, delega di peso. Nel 2015 ha fatto il bis. E il suo pedigree non è più argomento di discussione. Il nuovo incarico, conferito al secondo round di nomine dopo il no dei grillini al governo pugliese, era scritto nelle stelle se già in campagna elettorale indugiava sui temi dell’agricoltura. Il Presidente Michele Emiliano ha fatto scorrere la classifica della consultazione on line “La Giunta che vorrei”, e il popolo delle sue Sagre lo aveva inquadrato proprio nel settore delle politiche agricole. Se ne occupa insieme alle Risorse agroalimentari, Alimentazione, Riforma fondiaria, Caccia e pesca, Foreste. Sembra lavorare praticamente in tandem con il collega che ha raccolto il testimone del Bilancio, il foggiano Raffaele Piemontese. I suoi interlocutori gli riconoscono una grande preparazione. È volitivo e schietto - fin troppo - eppure misurato nelle parole: pane al pane e vino al vino, anche a rischio di esprimere concetti scomodi, ma resta pur sempre serafico. A ottobre si è precipitato sui luoghi flagellati dalle alluvioni, sui campi martoriati degli agricoltori. Ora si concentra sulla programmazione per lo Sviluppo Rurale che, tradotto, significa oltre due miliardi per il futuro dell’agricoltura pugliese.

La continuità dell’incarico assessorile cosa comporta? In cosa differisce rispetto alla precedente questa Giunta?
Il presidente Vendola e il presidente Emiliano sono due personalità diverse, entrambe hanno caratteristiche spiccate di leadership. Ho avuto e ho la fortuna di poter lavorare con persone di altissimo profilo istituzionale e politico. Questo è stato un insegnamento ed è ovviamente un arricchimento continuo nella fase in cui mi trovo oggi. È un grande onore poter rappresentare la Capitanata e averlo potuto fare in due diverse Giunte e, quindi, per me questo è uno stimolo a fare sempre meglio, sempre di più.

Lei è anche coordinatore della commissione Agricoltura della Conferenza delle Regioni. Cosa significa per la Puglia e la Capitanata?
Anzitutto che la Puglia ha voluto ribadire la sua vocazione agricola e, quindi, in linea generale significa determinare un consolidamento di una posizione dominante in tema agricolo. Secondo, significa per me un’ulteriore grandissima sfida e responsabilità perché il coordinamento costituisce il luogo dove si assumono le decisioni più importanti assieme al Ministro e quindi ha grande rilievo per la politica agricola nazionale e regionale. Terzo punto, per la Capitanata è un’opportunità nella misura in cui saprà essere più brava degli altri territori a sfruttare questa vocazione in tema agricolo.

Anche il capoluogo dauno è una città a vocazione agricola, ma resta esclusa dai ragionamenti che riguardano il mondo agricolo. Eppure comprende borghi rurali che vivono della terra. Come rilanciarli?
Una delle cose da fare sarà cambiare anche la perimetrazione del PSR: purtroppo i requisiti attuali impongono a Foggia un sacrificio notevole in termini di accessibilità ai bandi perché viene considerato tutto territorio urbano, quando in realtà il territorio di Foggia è prevalentemente agricolo. Su questa caratteristica bisognerà fare grandi investimenti, con una valorizzazione di natura agricola dei borghi che possono diventare veramente dei luoghi di sperimentazione.

A proposito del PSR, a che punto siamo?
Siamo alla chiusura del negoziato, ho ereditato una situazione in cui il lavoro era stato svolto ma c’erano anche tanti rilievi da parte dell’autorità comunitaria. Noi abbiamo la necessità di chiudere urgentemente questo negoziato. Siamo fiduciosi. Dopodiché circa due miliardi e cento milioni tra fondi pubblici e privati verranno sviluppati per l’agricoltura e verranno utilizzati per l’agricoltura.

Non rischiamo più di perdere finanziamenti?
Dobbiamo lavorare per non perdere finanziamenti. Sono sicuro che non li perderemo.

La Fiera dell’Agricoltura rischia il collasso. Cosa farà la Regione?
Tutte le fiere hanno grandi difficoltà, in particolare le fiere dei comuni più piccoli che anche a livello nazionale stanno subendo la fortissima crisi economica e anche un sistema nuovo di commercializzazione, di esposizione, di mostre. Noi dobbiamo capire se funziona la privatizzazione a Foggia, se per esempio il sistema delle Camere di Commercio regionali si può far carico anche della gestione privatistica della Fiera di Foggia, se c’è modo per valorizzare il patrimonio immobiliare. In tutti i casi, per la parte dell’agricoltura, dovremo fare un progetto interessante per rendere di nuovo centrale la città di Foggia già da maggio, in quella che sarà la sfida che arriverà con la prossima programmazione delle fiere.

È stato a Roma dal Ministro delle Politiche Agricole Maurizio Martina con i ragazzi dell’hub rurale VàZapp’. Che ne pensa del loro progetto, la Regione intende sostenerlo?
È un progetto interessante perché riguarda l’economia agricola sociale. È un progetto fatto con la volontà di immaginare un’agricoltura che non sia un ripiego, che non sia una forma residuale di lavoro ma che sia una forma di valorizzazione delle attitudini, della storia, delle tradizioni di un territorio, quindi quello è, se vogliamo, anche un modo per rivendicare una modalità di essere pugliesi, di essere foggiani. Dunque, grande attenzione e saranno sicuramente nelle condizioni di poter partecipare a quelli che sono i bandi per lo sviluppo rurale. Sono fiducioso che sapranno valorizzare la loro idea.

Di cos’altro avete parlato, in quella occasione, con il Ministro Martina?
Con il ministro abbiamo un rapporto buono, di collaborazione. Tra Regioni e Governo deve esserci un feeling, che non significa sempre essere sulle stesse posizioni ma significa avere una visione di insieme del sistema, una strategia comune. Ci siamo detti che un’opportunità fondamentale per i prossimi anni è riscoprire la capacità di essere regioni guida a livello dell’agricoltura con la speranza che questo si traduca in tanti posti di lavoro, tanto presidio e difesa del territorio e del suolo, anche con quelle che sono le attività di vettoriamento dell’acqua, insomma, con quelle tipicità che l’agricoltura pone in essere e con la presenza quindi di una qualificata attività imprenditoriale.

I foggiani confidano molto nella presenza di due assessori regionali espressione del loro territorio. Cosa sente di poter promettere, al di là dei proclami, ai suoi concittadini?
Tutto il nostro impegno, tutto il nostro sacrificio, tutte le nostre capacità, con la speranza e con l’umiltà che dal confronto anche con la migliore parte della nostra città, della nostra provincia, possano emergere iniziative di rilievo.  Sapendo che il presidente Emiliano è un amico della Capitanata e di Foggia.

DENTRO IL PALAZZO
Dev’essere una regola aurea del buon amministratore: spalle al muro, di fronte ai problemi atavici e irrisolti, sfodera la classica espressione “non abbiamo la bacchetta magica”. È la soluzione universale. Ma i contribuenti non se la bevano. L’ipse dixit si ripropone davanti alle cosiddette “piaghe”, una su tutte l’emergenza abitativa. Prendiamo le case SperAnziani di via D’Addedda, a Foggia: la speranza è morta, gli assegnatari fanno il giro con l’indice e il medio tesi per dire, con i dovuti scongiuri, che forse la politica aspetta che anche loro se ne vadano all’altro mondo. “Si ricordi il sindaco che ci saranno altre elezioni e avrà bisogno del voto degli anziani. I giovani, se non trovano lavoro e se non trovano il sindaco o chicchessia che li aiuta, non gli daranno retta e dovrà venire da noi”.

Stesso avvertimento dalle case del Salice nuovo, dove sono rimasti senza servizi, senza luce e senza santi in Paradiso. Nel primo caso, i soldi li passa la Regione, e quindi non c’è altro da fare che aspettare il finanziamento. Sui fitti passivi, poi, il Comune deve necessariamente chiudere i rubinetti: in regime di Salva Enti, cioè con un prestito sulle spalle per evitare il dissesto, non può più accollarseli. La scure dei tagli si è abbattuta pure sulla Provincia, ormai ente di secondo livello svuotato delle sue funzioni e dei soldi. Gli amministratori di Palazzo Dogana, tutti politici scafati in quanto consiglieri comunali o sindaci come da Legge Delrio, non sanno più che pesci pigliare, perché le funzioni non sono state ancora assegnate in via definitiva. L’opposizione invita ad andarsene tutti a casa, e la maggioranza - a giusta ragione - fa presente che seppure si dimettessero in massa ne arriverebbero altri. In quel di Bari, la Giunta regionale alle piaghe prova a mettere qualche punto di sutura, anche considerate le ristrettezze economiche dei Comuni, e approva il ReD, Reddito di Dignità. Un contributo fino a 600 euro al mese, per massimo un anno, per 20mila famiglie sotto la soglia di povertà, in cambio di percorsi di formazione e di riqualificazione professionale o la disponibilità a svolgere mansioni di utilità sociale. Non sarà la panacea di tutti i mali, ma è una speranza. “In questo momento destinare 70 milioni di euro circa l’anno è un grandissimo sforzo”, ha ammesso Emiliano. Quando le risorse scarseggiano, tocca ingegnarsi, studiare alternative, partorire buone idee. Non serve la bacchetta magica. E nessuno aveva mai pensato di eleggere dei maghi.

Mariangela Mariani

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n. 10 / Dicembre 2017

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