Il Bilancio dei foggiani

Il Bilancio dei foggiani

A colloquio con l’assessore Raffaele Piemontese: fondi comunitari, Gino Lisa, strade e giovani

di Mariangela Mariani

È finito il tempo degli “scippi”, della Regione matrigna, del foggianesimo e dei piagnistei. Così dicono da Bari. “La Regione Puglia è amica della provincia di Foggia”. Emiliano viene in pace. A giudicare dalle premesse, non sembra solo un lavaggio del cervello. Presto per dirlo, certo che se questa volta Foggia dovesse fallire dovrebbe mangiarsi i gomiti e battersi il petto. Occupa due avamposti strategici, l’assessorato al Bilancio che detiene già da due anni e quello all’Agricoltura, gestisce il portafoglio e la programmazione del settore trainante per lo sviluppo economico. E non ci sono mica due interlocutori improvvisati, ma politici scafati, a dispetto della giovane età. Leonardo Di Gioia entrato in Giunta sotto la presidenza di Vendola è stato richiamato da Michele Emiliano dopo il due di picche dei Cinquestelle, ma era un predestinato. Da lui, Raffaele Piemontese eredita la delega al Bilancio. Ineccepibile la scalata del segretario provinciale uscente del Partito Democratico, enfant prodige del centrosinistra foggiano al tempo dei Ds, cresciuto a pane e politica, ma avvocato di professione. Ha alle spalle una bella gavetta a soli 34 anni, oggi ricopre il suo ruolo istituzionale pancia a terra. È titolare anche delle deleghe allo Sport per tutti e alle Politiche giovanili e cittadinanza sociale.

A precederla (dal 2013) era stato un altro foggiano, Leonardo Di Gioia. Ci sono dei vantaggi in una staffetta tra conterranei?
Aldilà dei più che amichevoli rapporti personali, dal punto di vista politico e amministrativo non ci sono vantaggi particolari. La vera staffetta è tra cicli di programmazione: Leo si è trovato a chiudere il ciclo 2007-2013 largamente programmato prima che assumesse responsabilità nel governo regionale, io mi trovo ad aprire quello 2014-2020. E, a questo “nuovo inizio” che riguarda uno straordinario portafoglio comunitario, si aggiunge il fatto che le Regioni stanno affrontando in queste settimane una fase negoziale con il Governo nazionale molto impegnativa e che sarà decisiva.

La Puglia avrà a disposizione fino al 31 dicembre 2018 un miliardo e 900 milioni di euro di fondi comunitari da spendere, pena la revoca. Finora la Capitanata ha visto sfumare una serie di finanziamenti. Cosa deve fare per non sprecare occasioni?
Voglio dividere la risposta in due parti. Parto dal mio attuale ruolo di assessore, cioè responsabile di un pezzo fondamentale del sistema pubblico chiamato a gestire con efficienza questo nuovo ciclo di spesa: la principale missione che l’Amministrazione Emiliano si è data a tutti i livelli è rivoluzionare i nostri tempi di risposta. Questa rivoluzione che comincia anzitutto dalla stessa Regione è il presupposto per dire con nettezza che tutti sono chiamati a dare una prova di efficienza. Qualche giorno fa ho chiesto alla sezione foggiana di Confindustria se il nostro corpo produttivo è pronto rispetto per questa sfida di spendere circa 2 miliardi nei prossimi 3 anni, molti hanno lealmente detto di non esserlo sufficientemente. Dobbiamo puntare tutte le risorse sulla qualità e sull’efficienza della spesa, non possiamo sbagliare. E, come ripete spesso Michele Emiliano, dobbiamo tutti fare una mutazione psicologica: partire dal presupposto che ora la provincia di Foggia nella Regione Puglia può contare.

Recentemente ha dichiarato che la Regione dovrà trovare il cofinanziamento del 25% per i lavori di allungamento della pista del Gino Lisa da parte privata. È escluso, dunque, che la somma tagliata in ragione delle norme in materia di aiuti di Stato possa essere coperta da Aeroporti di Puglia?
La giurisprudenza della Corte di giustizia dell’Unione europea è vastissima e inequivoca: tutti i soggetti che hanno una partecipazione pubblica, anche se hanno una forma da società per azioni, sono pubblici. E il 99,414 per cento delle azioni di Aeroporti di Puglia sono della Regione Puglia. Noi stiamo discutendo colpo su colpo con Bruxelles perché il tema degli aiuti di Stato sulle infrastrutture aeroportuali è materia di recente applicazione. Ma il problema c’è.
La cosa che so è che la politica i problemi è chiamata a risolverli perciò ho posto alla comunità economica provinciale il tema della mobilitazione di risorse private: abbiamo oltre 60 mila imprese attive nei diversi settori, da noi ci sono un terzo delle strutture alberghiere di tutta la Puglia, secondo le indagini di Puglia Promozione San Giovanni Rotondo, Peschici e Vieste sono tra i quindici comuni pugliesi più attrattivi: questo universo che ha testimoniato interesse e spinto per un potenziamento dello scalo aeroportuale foggiano è in grado di investire 3 milioni e mezzo di euro? Se non ci riusciamo, difficile essere credibili quando affermiamo che quell’investimento è essenziale per l’economia provinciale.  La formula con cui potrà esprimersi questa quota di cofinanziamento privato la vedremo con Bruxelles.

Le strade che portano ai Monti Dauni e al Gargano: un disastro. C’è da riorganizzare tutta la rete di collegamenti e le risorse scarseggiano.
Torno a quello che le dicevo poco fa a proposito del fare sistema. So quanto è complicato dirlo in questi giorni, dopo il devastante nubifragio che ha messo a nudo fragilità ormai storiche. Ma ho il dovere di dire la verità e sto dicendo ai sindaci dei Monti Dauni che non devono chiedere soldi per la strada di questo o quel Comune, perché la Regione elaborerà un piano per sistemarle tutte le strade dei Monti Dauni: non perché questo era uno degli impegni della mia campagna elettorale ma perché quella è l’area pugliese che sconta ancora i maggiori ritardi; è un territorio che sta investendo in turismo e cultura, settori che hanno bisogno di viabilità sicura ed efficiente; è lo spazio che sperimenterà la strategia nazionale Aree interne, che mira proprio a ridurre i fattori della marginalità. Ma non possiamo permetterci di competere su chi ha il campanile più alto di tutti. Questo è un imperativo categorico sulle azioni nazionali e regionali che riguarderanno la messa in sicurezza del territorio, cosa che si estende al Gargano interno e soprattutto costiero.

La Regione, finora considerata “matrigna” dalla Capitanata, adesso ha una faccia amica. Da cosa se ne renderanno conto i foggiani? E lei quali impegni sente di poter assumere con Foggia?
Guardi, i proclami sono esposti al banco di prova della realtà: sono consigliere regionale e assessore da tre mesi e, se lei facesse questa domanda a interlocutori non politici, le direbbero che è già cambiato tutto. Per cui l’impegno che mi sento di assumere con Foggia è quello di continuare ad avere questo ritmo di cura e attenzione. Io ho due ossessioni: riuscire a dare una risposta veloce a tutti, per problemi piccolissimi e grandi. Perché non c’è niente di peggio che non rispondere, anche un “no” è una risposta più leale e amichevole di un silenzio. L’altra mia ossessione è dare una mano a creare lavoro: troppe mie amiche e amici coetanei non ce l’hanno, troppi vanno via, e le ragazze e i ragazzi più giovani di me cominciano a dare per scontato che vivranno altrove. Ogni cosa che puntiamo a pensare e a fare deve avere questo come obiettivo principale.

DENTRO IL PALAZZO

Il bar dello Sport

Il titolo della rubrica ha rischiato grosso. Le commissioni consiliari del Comune di Foggia stavano per chiudersi a riccio e più che dentro il palazzo, sarebbero rimasti tutti fuori. Sono ancora aperte al pubblico, ma i cittadini interessati devono chiedere il consenso alla partecipazione indicando la motivazione per cui si intende assistere ai lavori consiliari. Una volta autorizzato, il visitatore riceverà un badge. “Non consentirò mai che le commissioni diventino il bar dello sport”, aveva detto alla vigilia dell’approvazione del nuovo regolamento del Consiglio comunale il presidente Luigi Miranda.

Negli uffici del palazzo dell’Accademia non si va a bighellonare. Il sistema di prefiltraggio è stato introdotto anche per motivi di sicurezza. Mai sia qualcuno dovesse essere respinto per un disguido. Raggiunta la maggiore età, il vecchio regolamento è finito in cantina (presto ci andrà anche lo Statuto comunale). Il nuovo si compone di 42 articoli, al passo coi tempi e adeguato alla normativa vigente. Dalla prossima consiliatura la carica di vicepresidente del Consiglio sarà elettiva, e non spetterà di diritto al consigliere più anziano (che non significa più vecchio ma quello più votato). È stata inserita pure la previsione delle commissioni di Inchiesta e di Garanzia e controllo.

Di tagliare le spese non se ne parla: l’emendamento proposto da Giuseppe Mainiero, consigliere di Fratelli d’Italia, che prevedeva due sedute pomeridiane delle commissioni il martedì e il giovedì dalle 15 alle 17 piuttosto che di mattina, è stato respinto. Risparmio stimato: 700mila euro circa, oggi versati ai datori di lavoro dei consiglieri. Nel palazzo di fronte, c’è un caldo da terremoto, ma al massimo si prevede qualche lieve scossa. L’Antiracket marca stretto Franco Landella che risponde per le rime e rispedisce accuse al mittente, anche quando si tratta di un simbolo della lotta al pizzo e alla mafia come Tano Grasso. Alle voci su presunti avvisi di garanzia smentiti dal sindaco in persona, replica minacciando querele. Solo chiacchiere da bar.

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n. 10 / Dicembre 2017

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