VàZapp, tutte le opportunità della terra

VàZapp, tutte le opportunità della terra

Dal desiderio di don Michele De Paolis, semi di speranza per i giovani di Capitanata
Il progetto intende contrastare uno dei maggiori mali del nostro sud: la disoccupazione. Carannante: “Il nostro futuro? Un hub in una serra dove si coltivino piante e relazioni”

VàZapp è un sogno con le radici ben piantate nella terra. Quella fertile e generosa del Tavoliere, che risponde con i frutti di un futuro ancora tutto scrivere. In bella copia. “Coltiviamo e diffondiamo semi di speranza” è il loro motto, e non è un caso che ad animare il progetto - che strizza l’occhio all’omonima app, ma che di ‘virtuale’ ed ‘effimero’ non ha proprio nulla - siano i giovani dell’associazione ‘Terra Promessa’, professionisti foggiani che seguono e mettono in pratica gli insegnamenti di don Michele De Paolis, fondatore della comunità Emmaus, scomparso lo scorso ottobre, a 93 anni.

Con quell’approccio laico alla fede che fu il tratto distintivo del ‘prete degli ultimi’, l’associazione presieduta da Giuseppe Savino punta a creare la prima comunità rurale in Puglia, la seconda in Italia dopo quella operativa a Salerno. Dietro VaZapp, infatti, ci sono cuori grandi e mani laboriose; ci sono menti aperte e professionalità varie e spiccate che si mettono in gioco puntando tutto sul territorio. Insomma, i giovani tornano alla terra, si sporcano le mani e lo fanno nel modo più etico ed ecosostenibile possibile. Ne abbiamo parlato con Valeria Carannante (in foto), vicepresidente dell’associazione ‘Terra Promessa’ e responsabile della comunicazione e dei social di VàZapp.

Valeria come nasce e cos’è Vazapp? VàZapp nasce dal desiderio di don Michele di seminare semi di speranza tra i giovani, contrastando uno dei maggiori mali del nostro tempo e soprattutto del nostro sud: la disoccupazione giovanile. Ripartire dalla terra. Ecco perché il nome ‘Terra Promessa’. La Capitanata ha un enorme patrimonio che va tutelato e valorizzato. Partire da lì per creare qualcosa, per generare possibilità lavorative concrete per le nuove generazioni ed evitare che facciano le valigie per andar altrove. VàZapp è un hub rurale che riporta i giovani ad avere un contatto diretto con la terra, con i suoi tempi e i suoi valori. È un luogo d’incontro che accoglie, fa condividere e confrontare i saperi, le passioni e i sogni di ciascuno per dare origine a idee e progetti innovativi.

Dalla cura della terra alla cura dei rapporti con l’altro. In questo progetto i due aspetti sono strettamente legati…
Il progetto si lega indissolubilmente all’iniziativa che l’ha generato: “Mangia, prega e ama”. Un format nato dal desiderio di parlare con e tra i giovani del senso della vita, della solitudine, ma soprattutto della qualità delle relazioni. La cura delle relazioni rappresenta per noi il cuore pulsante di ogni nostra azione. Da lì nasce e dipende ogni cosa. Se diamo valore alle relazioni con chi ci circonda, possiamo solo generare un ambiente positivo e far nascere buoni frutti. Lo stesso discorso vale per il rapporto con la terra. Attenzione, pazienza, delicatezza e amore. In entrambi i casi si genera bellezza e si diffonde nell’aria il profumo della speranza.

L’approccio alla terra, quello più concreto, però, non può essere quello delle generazioni passate. In che modo intendete rinnovare il settore? Siamo giovani e sappiamo cosa vogliono i ragazzi come noi. Condividiamo il loro linguaggio e cerchiamo di dimostrare loro come la comunicazione con il web e i social possa essere utilizzata correttamente e con ottimi risultati per la crescita di un’attività. Non possiamo, però, negare che il lavoro della terra non richieda un sacrificio troppo alto e che molto spesso rischia di non produrre nemmeno una remunerazione dopo tanto tempo e lavoro. Ecco perché occorrono stimoli nuovi. Per motivare i giovani che hanno ereditato questo futuro dai propri genitori, ma anche per chi vuole (ri)avvicinarsi alla terra attraverso un lavoro in grado di regalare ritmi di vita differenti e grandi soddisfazioni. Ma è fondamentale rinnovare il settore agricoltura, ci devono essere ricambi generazionali, nuovi approcci, verso un’agricoltura sostenibile volta alla difesa dell’ambiente circostante, della salute del consumatore e dello stesso operatore agricolo.

Abbiamo parlato di approccio etico ed ecosostenibile. In che modo vi state muovendo? L’innovazione passa anche da questo. L’utilizzo di strumenti nuovi consentono davvero di far risparmiare non solo tempo, ma anche denaro e garantiscono una maggiore qualità del prodotto. Tutte le azioni sono sempre volte a integrare diverse strategie agronomiche e biologiche, facendo convivere tradizione e innovazione, con l’obiettivo ultimo di ridurre gli sprechi e salvaguardare le risorse naturali. Abbiamo particolarmente a cuore il creato e sentiamo la responsabilità di esserne custodi, così come ci ha ricordato papa Francesco.

Recentemente avete preso posizione anche in merito alla cosiddetta “guerra del pomodoro”, e la vostra voce - o meglio, un vostro tweet - è giunta fino alle orecchie del Ministro delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali Maurizio Martina. Qual è la vostra posizione al riguardo? Noi siamo contro ogni forma di guerra. Questa, in particolare, ci tocca intimamente, non solo da un punto di vista economico, ma anche etico e sociale. Abbiamo fatto un uso intenso dei social network e del passaparola, portando la nostra petizione (presente sul sito Change.org) ad oltre 35 mila firme. L’attenzione mostrata dal Ministron Martina, ci ha incoraggiato ad andare avanti. In fondo le vere rivoluzioni partono dal basso, Anzi, dalla terra. La nostra petizione cerca di ridare dignità a quello che un tempo era considerato oro rosso. Gli agricoltori oggigiorno sono l’anello più debole e non facendo sistema tra loro non riescono ad avere alcun potere contrattuale. Pertanto sono soggetti a trattamenti che non rispettano la dignità e la fatica del lavoro svolto. Questo provoca un effetto a catena che vede coinvolte non solo intere famiglie di agricoltori, ma anche gli operai che offrono la propria mano d’opera.

Le aziende agricole stanno soffrendo. Il rischio di fallimento è elevato. A queste condizioni, chi mai potrà continuare ad occuparsi della nostra terra? VaZapp è un punto di partenza. Quale sarà il vostro futuro? La nostra idea è di continuare ad avere occhi vigili e orecchie ben aperte. Continuare ad ascoltare e a conoscere chi ogni giorno mette le proprie mani nella terra. Ma parallelamente continueremo a fare corsi, seminari e viaggi volti a farci acquisire nuove competenze e a importare approcci innovativi. Il nostro futuro vedrà concretizzarsi il nostro hub in una serra. Una serra sui generis, dove non si coltivino solo piante, ma anche relazioni. Un ambiente accogliente e pieno di luce, con scrivanie, cucina, spazio conferenze e con un orto esterno. Siamo certi che le istituzioni ci sosterranno, al fine di creare uno sviluppo reale e più umano della nostra Capitanata.

Maria Grazia Frisaldi

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n. 10 / Dicembre 2017

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