La quarta di Landella che non ingrana

La quarta di Landella che non ingrana

Dove eravamo rimasti
Altra Giunta nuova di zecca varata ad agosto, Marasco: “Guidano senza patente”

Per quante donne si sono avvicendate in una anno, la Giunta Landella sembra la più rosa che mai, in realtà ne rimpiazza tante quante ne fa fuori e sempre quattro restano. Nessun occhio di riguardo, anzi, a loro riserva forse il trattamento più spietato. Ha dato il benservito a Carla Calabrese, Jenny Moffa e Gabriella Grilli. Con la dirigente scolastica del Liceo Volta, probabilmente la più risentita, è andato in deroga pure al principio di salvaguardia dei consiglieri eletti che aveva sbandierato al rimpasto immediatamente precedente.

In meno di due mesi, ha cambiato modulo due volte. Magistrale il blitz prima della pausa estiva: non aveva fatto capire niente a nessuno. Il 6 agosto a ora di pranzo se ne viene con la quarta Giunta. Solo il 26 giugno aveva mandato a casa Sergio Lombardi, Sergio Cangelli, Antonio De Filippis e Jenny Moffa e al loro posto aveva chiamato Mimmo Verile al Bilancio, Annarita Tucci all’Avvocatura, Ciccio D’Emilio rientrato con delega all’Urbanistica e Claudio Amorese alle Attività Economiche.

Ma durerà poco. Quando rimescola le carte, richiama Cangelli e gli restituisce il Legale e Contenzioso, per affidare il Bilancio ad Annamaria Tucci. In malo modo pensiona Verile: il pretesto è un episodio registrato all’Ataf per i mini-abbonamenti che finisce in tribunale dopo la querela dell’ex sindaco e del consigliere Raimondo Ursitti. Le versioni dei protagonisti sono evidentemente contrastanti ma finisce a forme in faccia. Via Grilli e Gianni De Rosa, perché il partito di Forza Italia a fine verifica non si sente più rappresentato da loro. Entrano Antonio Bove ai Lavori Pubblici e Claudia Lioia alla Pubblica Istruzione. L’unica certezza dopo poco più di un anno di Landella è che Anna Paola Giuliani, Erminia Roberto e Francesco Morese sono blindati e hanno sempre le stesse deleghe, il che almeno per la memoria non guasta.

La giostra estiva impone sostituzioni anche nella società partecipata del Comune di Foggia, dov’erano stati già annunciati dei cambiamenti per non scontentare nessuno. All’inizio è un diesel. La quarta giunta ancora non ingrana. Tranchant il giudizio dell’ex candidato sindaco Augusto Marasco, consigliere comunale del gruppo Il Pane e le Rose: “Come la prima Giunta, questa città ha una guida senza patente. Anche peggio delle altre. Non hanno una programmazione, non hanno idea di cosa fare, vivono alla giornata. Una cosa è amministrare una cosa è governare - lo ripete dall’inizio - Governare significa avere un’idea di sviluppo per la città. Amministrare significa occuparsi delle questioni quotidiane. Non c’è un atto di programmazione. Dalle linee programmatiche che sono state copiate non si rileva nessun passo avanti, benché copiate. Vivono sull’eredità di dieci anni di centrosinistra, su quelli che definiscono disastri ma consentono loro di rimanere seduti su quelle poltrone: il Salva Enti, il treno tram, il Cnr, l’orbitale, la riqualificazione di Piazza Mercato, il progetto Duemila Passi, la raccolta differenziata, tutte cose alle quali non hanno nemmeno la capacità di dare esecuzione. La raccolta differenziata è stata consegnata, c’erano i mezzi, i bidoni e tutto quanto quello che era stato ammesso a finanziamento, e c’è voluto un anno e mezzo per avviarla, oltretutto non per 65mila abitanti e per tutti gli esercizi commerciali ma per 20mila abitanti”.

In Consiglio Comunale, di questo passo, il sindaco Franco Landella rischia di continuare a perdere pezzi: Giuseppe Mainiero, Fratelli d’Italia, ormai gli fa la guerra, Ursitti addirittura lo querela e parla di una condizione di “impraticabilità dei più elementari principi di confronto e di democrazia” che impone una riflessione. E dopo aver lasciato Forza Italia insieme ad Antonio Annecchino ha costituito il gruppo dei fittiani. Ma secondo Augusto Marasco, il mandato di Landella non si concluderà anzitempo: “Dalla mia esperienza, rispetto a malesseri e malumori il dato incontrovertibile è che nessuno se ne vuole andare a casa, pur essendo in dissenso anche alcuni elementi della maggioranza. Affrontare un’altra campagna elettorale significa soldi, senza nessuna certezza di essere eletto, deve vincere il tuo candidato sindaco. Oggi rispetto ad una posizione acquisita, ti rimetti in gioco? Non credo che appartenga a molti questa etica”. Quando gli chiedi se ha partecipato alla caccia alle streghe ingaggiata dal centrosinistra per cercare la stampella tra i banchi dell’opposizione ti risponde che lui va avanti per la sua strada. “Esercito il ruolo di opposizione così come le urne mi hanno deputato a fare. Continuo a fare opposizione a questa maggioranza perché secondo me non ha le capacità per poter governare. È tutta gente senza alcuna esperienza amministrativa, allo sbaraglio”.

Mariangela Mariani

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n. 10 / Dicembre 2017

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