Regione Puglia, più donne con i grillini

Regione Puglia, più donne con i grillini

Da tre a cinque nei banchi del Consiglio, sono tutte all'opposizione

Poteva andare peggio, eppure gli analisti liquidano come un fallimento l’operazione parità guardando l’altra metà del cielo di Puglia. Nel firmamento ci sono praticamente solo stelle. Se non fosse per i grillini, di donne in Consiglio regionale manco a parlarne. E vatti a fidare di un centrosinistra che ha contribuito ad affossare la proposta di legge 50 e 50 e che non ha eletto neanche una consigliera. Era già scritto in quella sonora bocciatura. Guardiamo il bicchiere mezzo pieno: su cinquanta consiglieri le donne sono cinque, una in Forza Italia e quattro tra i Cinquestelle al loro debutto.

A sorpresa, aumentano rispetto alla precedente consiliatura proprio grazie ai pentastellati e siedono tutte nei banchi dell’opposizione. Prima erano tre, e all’epoca i consiglieri eletti erano settanta. I pronostici della vigilia, calcolando il numero ridotto degli eletti, non ne davano certo più del passato, quanto piuttosto in numero inferiore. Il democraticissimo sistema grillino dà un’altra lezione ai partiti maschilisti e salva la rappresentanza di genere in aula. A rimediare una figuraccia è piuttosto l’attuale maggioranza e Michele Emiliano (in foto) ha già promesso di metterci una pezza a colori con la composizione di una Giunta più rosa in seconda battuta, dopo la necessaria modifica allo statuto che consenta di nominare cinque donne e cinque uomini. Parapatta e pace. Insistente, circola il nome di Patrizia Lusi, la capolista foggiana PD che il Governatore aveva sponsorizzato. Le continuano a fischiare le orecchie, nominata in questa campagna elettorale quanto Elena Gentile, l’eurodeputato che a parte la sconfitta cerignolana ha giocato la sua partita anche a livello regionale: checché ne dica il Governatore è intramontabile. I ritardi nella proclamazione degli eletti, legati anche al pasticcio della trascrizione della legge elettorale sul Bollettino Ufficiale senza emendamento riallinea-seggi, fanno slittare il varo del nuovo esecutivo targato Emiliano. I foggiani scalpitano: si preparano le new entry Raffaele Piemontese e Paolo Campo del PD, Napoleone Cera dei Popolari, e Rosa Barone dei Cinquestelle. Sono già lì Leonardo Di Gioia (Emiliano Sindaco di Puglia), Giannicola De Leonardis (Movimento Schittulli) e Giandiego Gatta (Forza Italia). I rumors riportano in Giunta l’assessore al Bilancio uscente, senza altre chance per la Capitanata, anche perché il Sindaco di Puglia promette un esecutivo ridotto a sette poltrone. Le rivendicazioni del Partito Democratico potrebbero non trovare accoglimento. I grandi esclusi, intanto, si leccano le ferite, alcuni beffati da una legge elettorale che taglia fuori la campionessa di consensi Loredana Capone con 12mila preferenze (pronta a rientrare dalla finestra come assessore) e i candidati governatori Francesco Schittulli e Adriana Poli Bortone. Quello che Vendola aveva definito “mostro giuridico”. Chi se n’è fatta una ragione è Michaela Di Donna, ma non intende disperdere un patrimonio di 7448 preferenze. A mezzo manifesti, la candidata di Forza Italia ringrazia e annuncia che la sua avventura continua con “Disegniamo il domani”. Sempre che sia più roseo e più rosa.


Rosa Barone Superstar
M5S al lavoro: l'unica presenza femminile foggiana in via Capruzzi

E chi la ferma più. Il contachilometri di Rosa Barone, la consigliera regionale della porta accanto, non smette di girare dopo il 31 maggio. Ha passato una campagna elettorale da fare invidia, divertente, quasi spensierata, rimettendoci praticamente soltanto la benzina. E se l’è sudata.  Per tutti un’amica, una faccia pulita. Le 5079 rose sparse per la Capitanata sono state una bella iniezione di fiducia. Oggi quando le chiedi cosa prova ti risponde che è entusiasta. Parla sempre al plurale. È uno dei sette portavoce-consiglieri regionali del Movimento 5 Stelle eletti in Puglia.
Non ha ancora varcato la soglia di via Capruzzi eppure la sua agenda è strapiena: non c’è tempo da perdere per i grillini nostrani. In meno di tre settimane, Rosa Barone ha incontrato Andrea Trisciuoglio dell’Associazione LapianTiamo per la cannabis terapeutica, ha partecipato alla riunione del Comitato contro il baffo di Borgo Cervaro, poi Conferenza di Servizi sull’inceneritore di Marcegaglia. Ha girato i meetup della provincia, è arrivata anche a Bisceglie per la manifestazione davanti alla Casa Divina Provvidenza, sta lavorando al ricorso al Tar contro le trivellazioni e a Foggia visita i quartieri al buio con gli altri pentastellati per l’evento “Illuminateci”. San Marco La Catola, San Severo, Orta Nova. A Rignano per Grotta Paglicci. Primo impegno preso con il radicale Trisciuoglio: “La sua battaglia sarà la nostra - ha detto a margine di uno dei suoi primi incontri - Era nel nostro programma per la sanità”.

Siete già pronti a partire. Si è fatta un’idea di quella che sarà l’attività al suo insediamento?
Porteremo avanti sicuramente una legge sui tagli dei costi della politica e poi le istanze dei territori che ci arriveranno volta per volta. Oltre alla cannabis terapeutica, c’è un altro progetto che riguarda i regi tratturi. Controlleremo i bilanci, ci sono tante cose da fare una volta entrati, però chiaramente oggi essendo fuori non abbiamo neanche tanto l’idea di come muoverci.

Cosa avverte intorno a lei da quando è stata eletta?
Ci sono molte aspettative, la gente ripone in noi tanta fiducia, mi scrive, anche desiderosa di partecipare. Non so se capiti agli altri. Le persone chiedono di sapere, apprezzano che io scriva quello che faccio, dove andiamo. Le rendo partecipi, penso che sia importante. C’è molto entusiasmo, in tutte le fasce d’età. Dai giovani agli anziani.

Come donna, avverte la responsabilità di essere una delle poche elette?
No, perché per noi è normale. Mi fa strano che gli altri non ne abbiano. Però non ho una responsabilità diversa o maggiore secondo me. È strano che non siano riusciti a eleggerle, ma del resto loro fanno le liste ad hoc per eleggere l’uno piuttosto che l’altro, noi invece lasciando libertà a chi sceglie abbiamo più possibilità, probabilmente, di essere scelte.

C’è stata un’apertura a Emiliano da parte del Movimento 5 Stelle...
No, non è un’apertura. Noi abbiamo soltanto detto che volevamo incontrarlo per parlare, perché via tweet o via messaggi è complicato. Volevamo un incontro per avanzare le nostre proposte, soprattutto quelle riguardanti le primarie per la scelta degli assessori, che lui aveva proposto durante la campagna elettorale. Noi abbiamo già preso i curricula degli assessori possibili.

Il Movimento continuerà a rifiutare l’assessorato?
Non c’è motivo perché ci sia un assessorato. Soprattutto quello all’ambiente che è la patata bollente. A maggior ragione quando Emiliano ha vinto col 47 %: i pugliesi vogliono che governi lui.

Corso Garibaldi
Alla fine del primo anno Landella boccia e promuove, non tanto gli assessori quanto i partiti. Sotto esame durante la campagna elettorale per le regionali, la sua maggioranza ha aspettato i "quadri" per più di due settimane, con gli assessori ancora in carica senza deleghe. Salva l'attività amministrativa, ma i rapporti vanno in subbuglio.
Dopo il giro di consultazioni il sindaco stava per fare di nuovo di testa sua, ma i partiti hanno tirato il freno a mano. A chi non andava giù l'ingresso dei fittiani, pur sempre ex forzisti, Fratelli d'Italia che minacciava la ritirata, i "piccoli" che accampano pretese e i "grandi" che non arretrano. Blindati Sergio Cangelli, amico fidato - ma visti i precedenti con Ciccio D'Emilio il rapporto amicale non costituisce una garanzia -, Francesco Morese, braccio destro del sindaco, e Anna Paola Giuliani.  Su Erminia Roberto cala la protezione del Nuovo Centro Destra di Franco Di Giuseppe. Non ci sono santi per Sergio Lombardi e Antonio De Filippis. Ha aspettato il suo turno Bruno Longo, che ha fatto il nome di Claudio Amorese, il genero. A dettare le condizioni Forza Italia: tre assessorati, carta bianca e non si scende, con Gabriella Grilli e Gianni De Rosa che per due mesi in Giunta rischiano di giocarsi il posto da eletti. E si pone pure il problema delle donne, con Jenny Moffa che paga pegno per le intemperanze di Giuseppe Mainiero. Quando suona la campanella è già estate.   

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n. 10 / Dicembre 2017

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