Progetto Moldaunia all’ultimo Miglio

Progetto Moldaunia all’ultimo Miglio

Verso il Referendum. “Se la Regione non cambia, cambia Regione”
L’intervista a Gennaro Amodeo, il promotore della “ribellione” geografica

Non sono baresi e su questo non ci piove, ma non sono nemmeno secessionisti: “Noi ci distacchiamo da una regione per aggregarci all’altra, quindi è una definizione impropria. Non vogliamo costruire una regione autonoma”. I sostenitori del Progetto Moldaunia capeggiati dall’agguerrito Gennaro Amodeo, il promotore, sono convinti che questa sia la volta buona. Il referendum si farà, prevedono nella primavera 2016.

Sempre che la Provincia trovi i soldi, perché spetta all’ente di Palazzo Dogana attivare le procedure per l’indizione. Non sono nemmeno astensionisti: andranno a votare per le elezioni regionali pugliesi e si ricorderanno di chi si è speso per il comitato, ci ha messo la faccia e ha fatto approvare la delibera nel proprio comune, senza distinzione di colore politico. Il leader del Movimento popolare nato intorno al progetto, recentemente, ha inviato una richiesta di incontro con il Consiglio Comunale dei centri della Capitanata che non hanno ancora aderito, per parlare delle prospettive di sviluppo legate all’annessione della Daunia al Molise. “Senza autonomia la Provincia di Foggia non va da nessuna parte. Non è un progetto contro Bari ma per la Capitanata”. Se la Regione non cambia, cambia regione. Mentre i candidati alla carica di consigliere regionale girano in lungo e in largo per arrivare in via Capruzzi, lui conduce una battaglia parallela - con tanto di comitati referendari - per mandarli a Campobasso. E in questo caso conviene prendano la macchina. Magari nel 2018.


La Provincia riuscirà a trovare le risorse per il referendum secondo lei?
Tenga presente che questo è un investimento per il futuro. Se si parte da questo presupposto il problema non si pone. Basterebbe che ogni comune contribuisse con un euro procapite: verrebbe coperta la spesa del referendum. Alle primarie hanno speso addirittura due euro. Parliamo di una spesa ragionevole.

Dovrà avere in mano tutte le adesioni dei Comuni affinché venga indetto il referendum?
No, non è necessario. Ho chiesto di aprirci le porte specialmente a quei comuni che ad oggi non hanno mai intavolato una discussione ed un approfondimento sul progetto. Vogliamo spiegare le motivazioni per cui noi siamo e saremo sempre la ruota di scorta in Puglia, saremo invece una ruota motrice nel Molise. Tutto è rimesso alla volontà del presidente della Provincia. Lui ha in mano la delibera di San Severo che può utilizzare ed è stata approvata all’unanimità. Ed è stata votata anche da lui all’epoca, quand’era consigliere. Sfiducerebbe se stesso. Può, invece, utilizzare quella delibera di San Severo o farla propria in qualità di presidente della Provincia con un’apposita delibera, tenendo conto della volontà popolare: ci sono 14 delibere comunali, compresa quella del capoluogo.

Mettiamo che nasca la Moldaunia...
Attenzione: Moldaunia è un’etichetta che ho dato al mio progetto, però non si chiamerà necessariamente così. Potrà essere Molise, Sannio e perché no Moldaunia, se acconsentiranno.

Prima vengono eletti i consiglieri regionali della Puglia e di lì a poco un referendum potrebbe far saltare la loro elezione? No, perché non è così immediato. Bisogna rifare le circoscrizioni elettorali per la nuova Regione, e solo quando sarà sistemato tutto potranno decadere i nostri consiglieri in Puglia e faranno le elezioni nel Molise. Non si fa dall’oggi al domani. Anche il referendum, previa delibera che può fare la provincia avocando a sé l’iniziativa, deve passare per la Cassazione perché deve dare il nulla osta - di norma lo fa nel giro di meno di un mese e in altre circostanze si è pronunciata addirittura in una settimana. Poi con decreto del Presidente della Repubblica viene fissata la data. Ecco perché noi l’abbiamo previsto per l’anno prossimo, in primavera. E stiamo cercando di costituire in ogni comune un comitato referendario che organizzi incontri pubblici e privati, che mandi quanta più gente possibile a votare nel proprio paese e, in più, che nomini i nostri referenti, quindi persone di fiducia, nei seggi elettorali, per controllare sia le operazioni di voto che lo spoglio. Da questo punto di vista, abbiamo chiara la strategia da percorrere. Quello che purtroppo è difficoltoso è recuperare le adesioni dei giovani. Il paradosso foggiano e della Capitanata, e forse anche del Meridione, è proprio questo. Tagliare il cordone ombelicale con Bari significa rimettere in discussione tutti gli assetti di potere a livello politico, sindacale e imprenditoriale. Ecco il motivo per cui non abbiamo avuto la sponda politica di un partito specifico, una sponda sindacale addirittura e una sponda imprenditoriale, perché nessuno vuole cedere quello che ha già conquistato, nessuno vuole recidere i rapporti con i poteri forti regionali e nazionali. Si dovrebbe rimettere in discussione tutto e si aprirebbero degli spazi enormi proprio per i giovani in particolare. Con l’autonomia avremmo la possibilità di costruire infrastrutture: strade, ferrovia, porti e aeroporto secondo le nostre esigenze. Potremmo far ripensare la posizione di Bari anche sulla tratta che va a Roma perché noi privilegeremmo la tratta Foggia-Lucera-Campobasso-Roma, in questo modo ricollocheremmo di nuovo Foggia nel centro nodale ferroviario.

Mettiamo che il referendum si faccia: quando si arriverà alla nascita del nuovo soggetto istituzionale?

Se ci sarà il referendum l’anno prossimo si devono prevedere almeno altri due anni, per la ridefinizione dei collegi elettorali, molto probabilmente si aspetterà la scadenza naturale del consiglio regionale del Molise.

Lei ci crede?

Questa è una sfida contro me stesso prima e contro voi, increduli di Capitanata. Per dimostrare che volere è potere. Quando un progetto ha i piedi per terra ed è validissimo alla fine la spunta, anche se si naviga controcorrente e contro la volontà della partitocrazia, del sindacalismo e dell’imprenditoria locale.


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n. 10 / Dicembre 2017

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