Alle condizioni dei “cavernicoli”

Alle condizioni dei “cavernicoli”

SENZA 50&50 | Al voto con una legge elettorale che non è femmina
Poche chance per le candidate alle Regionali. Chi ha paura delle donne?

Elaborato il lutto, le donne preparano la controffensiva. Sono ancora disgustate dallo spettacolo del 26 febbraio in via Capruzzi a Bari. Trentasette consiglieri votano sì ad una pregiudiziale e passa la paura. Il pacchetto di emendamenti alla legge elettorale regionale relativi alla doppia preferenza e al 50 e 50 nelle liste fa un’altra brutta fine: è considerato inammissibile in quanto materia già bocciata dal Consiglio regionale, nel lontano 2012. Impossibile stabilire il numero preciso dei franchi tiratori e soprattutto le facce. Il Governatore della Puglia Nichi Vendola l’ha definita una “retromarcia cavernicola” di un Consiglio composto al 95% da maschi. Succede il finimondo: l’indignazione è bipartisan, si analizza il movente, si cercano gli assassini, vengono scagliati anatemi. I consiglieri si sono garantiti l’impunità con il voto segreto e la minaccia di non ricandidare i colpevoli non fa né caldo né freddo. La sconfitta brucia ma le donne meditano di impugnare la legge.

La Commissione Pari Opportunità della Regione Puglia, organo consultivo del Consiglio e della Giunta, ha inoltrato formale richiesta di accesso a tutti gli atti del Consiglio. Assolve ad una delle sue competenze: rilevare eventuali contrasti con i principi in materia di uguaglianza formale e sostanziale. Le giuriste esamineranno le carte per verificare se ci siano i margini per un ricorso. La Cpo, il comitato 50&50 e gli altri organismi di genere vogliono farsi giustizia. Ma in primavera si vota alle condizioni degli uomini. Il risultato, ad essere ottimisti a fronte dei 50 posti disponibili a partire dalla prossima legislatura, potrebbe ricalcare lo schema del 2010. Solo tre donne sugli allora 70 componenti, sgomitando, riuscirono a varcare la soglia del palazzo di via Capruzzi.

Cinque anni fa, nella civilissima Campania, la doppia preferenza di genere consentì a 14 donne di entrare nel Centro Direzionale. Senza 50&50 in Puglia in ogni lista, affinché sia valida, dovranno esserci comunque almeno tre donne. Le militanti non accettano il ruolo di comparse ma è vero pure che alcuni partiti minori faticano persino a trovarne. È soprattutto nel PD che le donne rivendicano maggiore considerazione, e il partito rimedia con la capolistatura al femminile. Ma la Conferenza delle Democratiche di Capitanata non si lascia abbindolare e parla di pezza a colori.
Otto seggi spetteranno alla provincia di Foggia. Le prime candidature al femminile sono già in piena campagna elettorale: in città sono apparsi da tempo i sei per tre di Micaela Di Donna, per ora senza simbolo ma candidata con Forza Italia, Patrizia Lusi è in cima alla lista del Partito Democratico, e il Movimento 5 Stelle ha scelto le sue donne on line attraverso le “Regionalie” indicando la foggiana Rosa Barone, e poi Grazia Manna, Mariateresa Bevilacqua e Sabrina Regina (vittima di un falso comunicato stampa in cui annunciava la sua rinuncia in favore di un altro attivista). Solo alla presentazione delle liste le loro candidature saranno ufficiali. E nei partiti maggiori c’è da sudarsela con un numero di voti da capogiro: le prime stime oscillano tra le ottomila e le diecimila preferenze.

COMMISSIONE REGIONALE PARI OPPORTUNITÀ
“Non finisce qui”

La questione di genere non si archivia alla voce “inammissibile”. Potrebbero mancare i cardini giuridici. La Commissione regionale Pari Opportunità presieduta dalla foggiana Rosa Cicolella non concederà sconti, e scorrerà alla moviola la seduta del Consiglio del 26 febbraio. La votazione, prima palese poi segreta, sarà sottoposta alla prova tv: saranno acquisiti anche i video insieme alla documentazione cartacea. Potrebbe derivarne un ricorso amministrativo o alla Corte Costituzionale, formale o nel merito.

Che tempi prevedete?
Faremo una valutazione politica e decideremo se muoverci immediatamente o subito dopo le elezioni regionali. La nostra intenzione è quella di muoverci immediatamente proprio per creare i presupposti affinché con la nuova legislatura sia una delle prime leggi portate in Consiglio.

Che tipo di Consiglio si prospetta senza la legge 50 e 50?
Sicuramente qualora fosse stata approvata 20 giorni prima della chiusura della legislatura non avrebbe sanato quelli che sono i problemi atavici della politica, ossia i partiti che stentano a costruire le candidature femminili, però avrebbe rappresentato quella chiave importante, anche simbolica, che avrebbe comunicato alla società il cambiamento e la possibilità di una scelta da parte dei cittadini.

Quante donne vi immaginate in Consiglio regionale?
Per come appare ora lo scenario non è molto rosa.

Se dovesse ipotizzare un numero?
Forse quattro? Ci troviamo già di fronte ad una riduzione dei consiglieri. E ci sono poche donne forti, quantomeno mi riferisco al centrosinistra. Noi abbiamo Loredana Capone che è un’uscente, Rita Lemme, dopodiché le altre se la giocheranno, ma sappiamo bene quanto forti siano i consensi maschili sui territori.

Non è finita.
Assolutamente no. Anzi, noi tentiamo di non viverla come un fallimento, ma come una presa di coscienza della necessità di un intervento maggiore. Vorremo trasformarla in una straordinaria opportunità per comunicare alla società pugliese il bisogno di una rivoluzione culturale che deve essere costruita da tutti.

CONSIGLIERA DI PARITÀ DELLA PROVINCIA DI FOGGIA
“Le firme raccolte, patrimonio da non disperdere”

Il suo ufficio aveva raccolto qualcosa come 4mila firme a sostegno della proposta di legge di iniziativa popolare sulla parità di genere in Regione. Antonietta Colasanto, Consigliera di Parità della provincia di Foggia, figura istituzionale nominata direttamente dal ministero, è delusa, soprattutto in quanto cittadina, perché si tratta di una battaglia per l’uguaglianza, partita proprio al suo insediamento. Ritengo che sia fondamentale la partecipazione delle donne nella vita pubblica. Il nostro non è un capriccio né tantomeno una moda ma è un’esigenza”. Non dimentica le difficoltà patite durante il suo passato politico - è stata assessore comunale, poi primo segretario provinciale donna di un partito - e si è lanciata a capofitto in questa crociata. “Lo sguardo femminile è diverso da quello maschile e anche quello che si produce nei luoghi della politica ha un valore diverso”. Non getta la spugna nemmeno lei.

“Senza dubbio, quello che bisogna fare è continuare anche con le azioni dimostrative, perché non è possibile che vengano prese in giro tutte queste donne, che poi sono una parte fondamentale dell’elettorato. Dobbiamo ricompattarci e riorganizzarci, non possiamo disperdere questo patrimonio, perché se c’è stata tanta gente che ha firmato vuol dire che c’è la volontà di avere una rappresentanza femminile. Poi secondo me gli uomini che fanno politica non hanno proprio colto l’essenza di quello che abbiamo fatto. L’hanno visto come una sorta di contrapposizione, ma non è così, assolutamente. Noi volevamo uno spazio e volevamo legittimarlo con una legge per fare in modo che ci fosse collaborazione tra i due sessi. Tutti gli organismi di parità non vanno altro che predicando la teoria dell’esaltazione della differenza. Noi abbiamo bisogno di una società più giusta dove non ci siano squilibri, nel mondo della politica questi squilibri ci sono - anche alla Provincia c’è una sola consigliera donna-. Questa è una battaglia che avremmo dovuto combattere insieme agli uomini, e non per noi ma per quelli che verranno dopo. Sicuramente sarà eletta qualche donna, ma io spero che coloro che verranno elette siano in grado di sostenere quelle che resteranno fuori per una battaglia comune”.

CONFERENZA DONNE DEMOCRATICHE DI CAPITANATA
“La sfida è difficile ma bisogna esserci”

Il ghigno del nemico numero uno, Ignazio Zullo, che ha proposto la pregiudiziale sull’inammissibilità della parità di genere le è rimasto impresso. Maria Elena Ritrovato, Portavoce della Conferenza delle Donne Democratiche di Capitanata, l’ormai famigerato 26 febbraio se n’è tornata a casa da Bari con quell’immagine e il pensiero che altri avessero fatto solo lo sforzo di nascondere la stessa soddisfazione. Ma non l’è andata giù nemmeno la prassi in tema di donne seguita nel suo partito, il PD, per la nomina della capolista: la chiamata dall’alto. Resta l’amarezza di una rivendicazione che non è stata capita fino in fondo. Nonostante tutto il clamore, ho a che fare ancora quotidianamente con donne che mi dicono di non essere d’accordo, evidentemente - sarà colpa nostra - non siamo riuscite a far comprendere neanche i meccanismi che volevamo fare approvare”. Dato incontrovertibile è che nel Comitato 50&50 ci siano più donne di centrosinistra che di centrodestra. “Questo è evidentissimo. Noi avevamo fatto questa richiesta e le donne di centrodestra l’avevano girata ai loro colleghi: il voto segreto, per favore, no. E invece è passato. Con la votazione palese il display era tutto verde”.

Conta sempre su poche dita di una mano le prossime presenze al femminile. “È chiaro che le donne, ma anche gli uomini, tutti quelli che non partono da posizioni di prestigio, di grande visibilità, di una lunga militanza, da ruoli dirigenziali importanti, siano consapevoli della difficoltà della sfida. Nonostante tutto bisogna esserci. C’è un’intera lista e anche se le possibilità sono poche bisogna rappresentare le istanze dei territori, oltre all’istanza rappresentata dalla rivendicazione di genere che dovrebbe essere insita in una candidatura femminile. Ci sono candidature forti di donne nel centrosinistra come nel centrodestra, gli stessi Cinquestelle hanno come candidato governatore una donna. Ma la battaglia sarà veramente aspra. C’è un problema gravissimo da considerare: ci saranno otto assessori già consiglieri e solo due esterni, che presumibilmente saranno donne. Io non so se ce la faremo a rispettare veramente la parità di genere nella giunta”.

Mariangela Mariani

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n. 10 / Dicembre 2017

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