Pronto Soccorso, i ‘numeri’ dell’emergenza

Pronto Soccorso, i ‘numeri’ dell’emergenza

A febbraio visitati 5mila pazienti ed erogate 25mila prestazioni
Tra criticità, tempi d’attesa e sanità 2.0: in arrivo 6 medici e 12 infermieri Procacci: “Sembra una catena di montaggio, ma diamo risposte a tutti”

Sbadigli e preoccupazione nella sala d’attesa; l’occhio guarda più volte l’orologio, mentre aumenta l’apprensione e le telefonate si rincorrono. Chi è più esperto cerca di tranquillizzare i novizi: “Ci vuole tempo. Hai sentito? E’ appena arrivata un’ambulanza”. Ci si mette, quindi, l’anima in pace e si torna ad aspettare. In quel limbo di facce, sospiri pesanti e preoccupazione c’è un cartello che recita “Vietato l’ingresso”, ben chiaro sulla porta. Eppure c’è sempre il parente di turno che decide di sfidare la pazienza di medici e infermieri trasformando il (legittimo) diritto di conoscere le condizioni di salute di un congiunto, in un intralcio al lavoro altrui. Sulle prime, si crede furbo; quando poi viene fatto allontanare, si lamenta cercando sostegno nel pubblico presente. Come un film già visto, un copione che si ripete. Chi è stato costretto, gioco o forza, a fare ricorso alle cure dei medici del pronto soccorso non avrà fatto fatica a riconoscere una situazione di questo tipo. “Quando vieni qua sai quando entri e non sai quando esci”, spiega un uomo sulla soglia della porta. A differenza di altri è più sereno. O forse solo rassegnato: lascia intendere di essere esperto - suo malgrado - di queste situazioni, di esserci già passato altre volte.

Al pronto soccorso di Foggia si lavora sempre ad alti giri. Come una catena di montaggio: in media sono oltre 200 i pazienti che ogni giorno vengono visitati, ma nei periodi più acuti (in pieno inverno ed in piena estate, nei giorni di festa o nelle “campagne influenzali”) il dato medio si gonfia fino a sfiorare punte di 350 pazienti al giorno. Non sembra aver fatto miracoli l’iniziativa (utilissima per chi è sempre connesso) lanciata sul portale Sanita.puglia.it che permette di essere aggiornati H24 sul numero di pazienti presenti in contemporanea in tutti i pronto soccorso del territorio, sui codici già presenti in loco e sui tempi di attesa.

E’ la sanità 2.0 e - in teoria - dovrebbe contribuire da una parte ad oliare un meccanismo gravato da un numero importante di pazienti in entrata, dall’altro dovrebbe disincentivare gli “accessi impropri”, ovvero i codici bianchi e tutti quei casi che non presentano caratteristiche di emergenza/urgenza. Cosa c’è oltre la porta, in oltre 700 mq, pochi lo sanno. Un ospedale in miniatura, con 33 posti letto, una struttura sub-intensivistica con i casi gravissimi da trattare o stabilizzare, e tutte le piccole e grandi urgenze da gestire. Ne abbiamo parlato con il primario Vito Procacci.

Dottor Procacci,da un mese, sul portale della Salute della Regione Puglia, sono consultabili gli accessi al pronto soccorso e i tempi di attesa stimati. E’ cambiato qualcosa?
Per ora non abbiamo rilevato grossi cambiamenti. Credo che il sistema sia ottimo, ma ci vorrà del tempo affinché possa portare variazioni significative. Chi arriva in pronto soccorso, arriva perché ne ha bisogno: siamo il classico “faro nella notte” e non credo che i pazienti si facciano condizionare dai tempi d’attesa o dal numero delle presenze latenti.

L’idea, però, è anche quella di disincentivare gli “accessi impropri”…
Sì, certamente. Ma non è questo il nostro principale problema. Abbiamo calcolato che i codici bianchi e verdi gravano sul carico di lavoro non più del 6-7%. Una percentuale davvero irrisoria.

A proposito di tempi d’attesa, quali sono? Perché fanno così paura?
I tempi di attesa non sono così spaventosi: in media 40/50 minuti per i codici gialli. In questo momento (15.30 del 12 marzo, ndr) la media è 40 minuti. Nelle ultime otto ore 21 pazienti sono stati già visitati e ricoverati in pronto soccorso, mentre quelli trattati sono stati 60. Sono numeri che, proiettati sulla giornata-tipo ci portano a 180-200 soggetti visitati e trattati. Nel mese di febbraio i pazienti visitati sono stati circa 5000 (2003 codice verdi, 2446 codice giallo, 16 codice bianco e 271 pazienti in fin di vita - codice rosso) con tempi d’attesa variabili da 12 a 62 minuti, ad eccezione dei codice rosso che, ovviamente, non attendono nulla. In questi 28 giorni, sono state erogate 24.867 prestazioni, ovvero quasi 5 prestazioni per paziente (ventilazione, rianimazione, elettrocardiogramma, ecografie, raggi etc etc…). Di fronte a questi numeri, il pronto soccorso può sembrare una catena di montaggio: l’importante è dare una risposta a tutti.

Tolti gli accessi impropri, qual è allora il principale problema?
Il sistema sanitario si sta trasformando profondamente: ci sono razionalizzazioni sulla capacità di accogliere pazienti nelle strutture ospedaliere, con chiusure e pesanti tagli di posti letto. E’ chiaro che, parallelamente a questo, doveva esserci una crescita della medicina del territorio, che evitasse che i pazienti arrivassero in condizioni cliniche tali da doversi rivolgere in ospedale. Il territorio, però, non è cresciuto per niente, e il cittadino può bussare solo al pronto soccorso, che è rimasto l’unico presidio utile. Questa situazione ha certamente portato ad una più appropriata gestione dei ricoveri in ospedale, ma nelle situazioni di acuzie si crea un corto circuito: il territorio non è in grado di gestire i pazienti, che si rivolgono al pronto soccorso, che però non è in grado di allettare i pazienti in ospedale.

Il pronto soccorso, così, resta ingolfato e si carica del peso assistenziale…
Esatto. Dietro il sistema di emergenza che sta crescendo sempre più, la rete ospedaliera arranca ad accettare pazienti. In casi eccezionali, abbiamo allettato e trattato fino a 40 pazienti gravissimi, da seguire insieme a tutte le urgenze del pronto soccorso.

In che modo?
Abbiamo potenziato le capacità assistenziali del dipartimento di emergenza e creato strutture di accoglienza alternative al classico ricovero ospedaliero che sono i posti letto tecnici di osservazione, quelli tecnici di medicina d’urgenza e quelli della medicina sub-intensiva, per un totale di 33 posti letto. In quest’ultima struttura vengono trattati pazienti gravissimi, sottoposti a meccanismi di stabilizzazione delle funzioni vitali. Senza queste strutture avremmo avuto un aumento incredibile della mortalità. Ricordo che 20 anni fa il pronto soccorso era poco meno della portineria dell’ospedale. Oggi la medicina d’urgenza, è il centro di tutto il sistema.

Aumentano le responsabilità ma non le risorse umane.
Già. Abbiamo dovuto raddoppiare il pronto soccorso (da 350 a 700 mq) con gli stessi operatori. Adesso, per gli effetti di uscita del piano di rientro - perdoni il gioco di parole - stiamo cominciando ad operare una certa quota di assunzioni che dovrebbe portarci allo standard deliberato dalla Regione Puglia e normato dalla delibera 22/51 sul riordino del sistema urgenza/emergenza, grazie alla quale presto verrà incrementata la quota medici e infermieri.

Ovvero?
Per allinearci agli standard previsti verranno assunti, a Foggia, 6 medici d’urgenza, che passeranno dai 24 attuali a 30, e 12 infermieri (da 42 a 54). Questi i numeri minimi previsti per gestire la realtà assistenziale del pronto soccorso con tutti i posti letto.

Sarebbe il minimo necessario…
Sì, si può parlare solo di minimo necessario. A Foggia, in Puglia e ormai in tutt’Italia. Non possiamo permetterci il lusso di andare oltre…

Nonostante gli sforzi, però, il pronto soccorso resta bersaglio di lamentele…
Il cittadino percepisce in modo distorto la nostra realtà. Laddove una struttura sta fornendo risposte importanti, lui percepisce l’attesa e l’affollamento. Ma non è un problema legato ai numeri. Bisogna pensare in termini di risposte e non in termini di fastidi, di percezioni. E’ inutile sparare sulla croce rossa. E’ nostra cura impegnarci affinché le risposte vengano date nel modo più celere, dignitoso e rispettoso possibile. Sono infatti convinto che la sanità pubblica sia la forma più sacra che una democrazia possa avere al suo interno. E che non vada mai offesa. A volte ci possono essere momenti di tensione (la nostra è una professione ad alto rischio burn out) e spesso i pazienti arrivano già prevenuti.

Secondo lei, i pazienti sono a conoscenza di tutte queste problematiche?
Sì, certo che sì. Basta passare qualche ora nel pronto soccorso, per rendersi conto del traffico che c’è…

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n. 10 / Dicembre 2017

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